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25 settembre 2008

Rassegna stampa

Giovedì 25 settembre 2008

 

Indice

 

Quotidiani

 

 

La Repubblica Torino e Prov. – "Tremila occhi, la città del Grande fratello" – di Federica Cravero – pag. VII

La Repubblica Torino e Prov. – "Il libro, assente ingiustificato" – di Simona Savoldi – pag. XIII

La Stampa – "Attenti ai ristoranti cinesi" – di Flavia Amabile – pag. 22

La Stampa – "Piano case, la Cdp lancia maxi-fondo da 1 miliardo" – di Luca Fornovo – pag. 32

La Stampa – "I prezzi dei farmaci arrivano in vetrina" – di Luigi Grassia – pag. 32

La Stampa Torino e Prov. – "Specchio dei tempi" ( Impopolare ed assurdo il costo della tessera per raccogliere funghi) – pag. 59

La Stampa Torino e Prov – "Un conto corrente per ogni condominio" – pag. 67

 

 

La Repubblica Torino e Prov.

Pag. VII

Tremila occhi, la città del Grande fratello

(Federica Cravero)

Forse ha davvero ragione il garante della privacy Franco Pizzetti che teme che in una città come Torino le registrazioni possano essere usate per usi ben diversi, andando a violare la libertà di movimento delle persone e, chissà, essere addirittura usate come arma di ricatto. La città delle Mole è una metropoli supercontrollata, dove le telecamere pubbliche, cioè quelle del Comune e delle forze dell´ordine sono ormai più di tremila. Le ultime arrivate sono quelle montate sul parabrezza degli autobus, le prossime serviranno a pizzicare gli automobilisti che viaggiano nella Ztl ambientale su un mezzo troppo inquinante. Le telecamere fanno ormai parte dell´arredo urbano della città, posizionate in zone strategiche per la sicurezza o dai privati davanti agli ingressi di ville, banche, supermercati e benzinai. Ovunque si alzi lo sguardo verso l´alto si incrocia un occhio elettronico a fissare chi passa. Difficile calcolare quante esattamente siano le telecamere in città, anche perché, per ragioni di sicurezza, sono spesso nascoste e mimetizzate. Alle tremila «ufficiali» vanno aggiunte quelle installate dall´iniziativa di singoli cittadini. In città le opinioni sul Grande fratello che si è venuto a creare e che soprattutto si sta allargando a vista d´occhio sono discordi. Chi fa appello al bisogno di sicurezza e chi trova questi controlli eccessivi. Dentro il Palazzo di Giustizia ce ne sono 64 che con il piano di potenziamento a fine anno diventeranno 210. Almeno 300 punti di ripresa presidiano le banche di Torino, mentre un numero incalcolabile di pulsanti sono stati sistemati sotto i banconi di farmacie, negozi e supermercati per attivare l´intervento delle forze dell´ordine in caso di rapina. E un centinaio, tante quante in passato, sono le telecamere collegate con la centrale operativa della Questura per il controllo del territorio. Con il patto per la sicurezza siglato con il governo più di un anno fa, inoltre, sono stati incrementati i controlli nelle zone considerate più a rischio: 25 nuove paline Sos che si attivano a chiamata sono presenti nei mercati, 60 nei parchi e 45 nei parcheggi dei taxi. Sempre in aumento sono poi gli occhi puntati sugli automobilisti: almeno una sessantina sono le telecamere collegate alla centrale dei vigili urbani per monitorare andamento del traffico e infrazioni. E poi ci sono quelle posizionate da «5T» sui semafori per regolare lo scatto del rosso e del verde a seconda dei flussi di auto: attualmente sono oltre 200 e diventeranno 300 a fine anno. In primavera saranno potenziati anche i controlli elettronici ai varchi per entrare nel centro città: ai 10 punti iniziali della Ztl, infatti, si arriverà a quota 42 con la videoripresa di tutte le targhe che entreranno nella Ztl allargata, quella ambientale. Nuovi, anzi nuovissimi, i 165 apparecchi sistemati sul parabrezza dei bus: saranno attivati dall´autista ogni volta che un veicolo si troverà sulla corsia preferenziale riservata ai mezzi Gtt. E sempre l´azienda dei trasporti è una delle maggiori «azioniste» del mercato torinese delle telecamere. Alle fermate degli autobus ce ne sono un centinaio, la maggior parte delle quali anche dotate del pulsante Sos. Altre 855 sono a bordo dei mezzi, 180 riprendono gli interni dei treni della metropolitana e 350 sono fissate dentro le stazioni del metrò.

 

La Repubblica Torino e Prov.

Pag. XIII

Il libro, assente ingiustificato

(Simona Savoldi)

Polemiche e ritardi. Una settimana dopo l´avvio delle lezioni mancano ancora i libri di testo negli zaini degli studenti. Il 50 per cento dei titoli, denuncia l´Upc, l´Unione provinciale cartolibrai della Confesercenti, risulta irreperibile. Il dito viene puntato contro gli istituti scolastici, in ritardo nel fornire le liste, e i fornitori - i depositi responsabili della distribuzione dall´editore alla libreria - che hanno raggiunto livelli di inefficienza record. «Noi - spiega il presidente dell´Upc, Luciano Maestri – non possiamo far altro che attendere l´arrivo dei testi, facendo code fin dal mattino presto davanti ai magazzini e spesso è un´attesa inutile». Se non si riesce nell´impresa, infatti, bisogna ritornare. «A volte - continua Maestri - per reperire lo stesso titolo dobbiamo ritornare tre o quattro volte». Il problema è che i libri arrivano con il contagocce e, se non si coglie l´attimo, si rischia di rimanere a secco per più di una settimana. «Dallo scorso mese di maggio - precisa Sonia Calarco della libreria Paravia - noi abbiamo interrotto i rapporti commerciali con il distributore di zona perché era impossibile lavorare e oggi trattiamo direttamente con Pbm (Paravia Bruno Mondadori). Siamo una delle ultime realtà in centro che si occupa, tutto l´anno, di scolastica e possiamo inviare solo un ordine la settimana, il sabato sera. Questo significa che se un cliente arriva con la lista dei libri il lunedì, deve aspettare almeno 15 giorni». La situazione, insomma, è critica. «Noi chiediamo di rivedere l´intero sistema - sottolinea Giovanni Fariello, segretario Sil Upc, sindacato italiano librai, della Confesercenti - per trovare una soluzione di comune accordo. I librai sono l´ultimo anello della catena e spesso si trovano tra l´incudine e il martello». Gli insegnanti, ansiosi di cominciare il programma, cominciano a fiatare sul collo degli studenti e i genitori, impazienti, prendono d´assedio i banconi delle librerie e delle cartolerie. I commercianti, da parte loro, denunciano lunghe code presso i fornitori, con frequenti interventi delle forze dell´ordine per sedare gli animi, magazzini disorganizzati e tempi biblici nelle consegne. «Un ordine - puntualizza Luigi Porrino, titolare di una cartolibreria – mi arriva, con il corriere, dopo nove o dieci giorni e in magazzino, dopo 12 giorni di attesa, magari ti consegnano due titoli». A mettere i bastoni tra le ruote, poi, ci pensano anche le scuole. «Anche su di loro ricade una parte di responsabilità - accusa Maestri -. Se cambia il docente, cambiano anche le adozioni, cosa che per legge non dovrebbe accadere. Così, a maggio, consigliano di attendere la nomina di tutti i professori di ruolo per ordinare i libri e questo manda in tilt il sistema: anziché tre mesi di tempo per la raccolta libri, tutto si riduce a soli 15 giorni».

Editori contro la Gelmini "Mille posti a rischio"

(Tiziana Catenazzo)

GLI editori piemontesi bocciano la Gelmini. L´articolo 5 del decreto legge 137 che limita le adozioni dei libri di testo, da parte delle scuole, per cinque anni, ha suscitato un coro di proteste: per il Piemonte soprattutto, con autori e case editrici tanto attive nel settore dell´editoria scolastica (Sei, Lattes, Il Capitello, Loescher, Petrini, Paravia?) è un duro colpo: «Significherà decadimento culturale e perdita di posti di lavoro, che avrà forti ripercussioni sulla città che ospita la Fiera del Libro - denuncia Paolo Tartaglino, direttore editoriale Lattes - oltre allo sdegno provato a causa di provvedimenti assunti senza il minimo confronto con chi di libri scolastici si occupa da generazioni». Posti di lavoro a rischio? In Piemonte oltre mille posti: bisogna infatti pensare alle diverse figure professionali impiegate nell´intera filiera, dagli autori a quanti svolgono attività di propaganda, o seguono i servizi editoriali, grafici e di stampa. «Grottesco, pretendere di resettare ogni cinque anni i testi di scuola - spiega Ulisse Jacomuzzi, amministratore delegato della Sei - visto lo sviluppo delle conoscenze e le continue necessità di aggiornamento, oltre al compito di recepire le riforme ministeriali che costringono all´intera revisione dei piani didattici, rendendo impossibile ricorrere a brevi supplementi». Il libro scolastico è uno strumento molto complesso. Non si può guardare solo al prezzo di copertina: «Perché il libro scolastico - aggiunge Jacomuzzi - non è solo uno strumento informativo ma ?formativo´, facendosi carico della socializzazione dei ragazzi, ad esempio attraverso la proposta di esercizi e laboratori comuni: il libro aiuta lo studente-lettore a costruirsi un proprio personale bagaglio di conoscenze e di strumenti di pensiero, elaborando il proprio vissuto personale». Ma cosa fare, allora, per contenere i prezzi? Innanzi tutto, partire da informazioni corrette: "Se l´aumento reale è stato dell´1,6%, i media hanno denunciato un 30% se non addirittura il 40% - lamentano gli editori - Ma si potrebbe anche contrastare seriamente il mercato nero, del libro usato. E ancora, fra le possibili strategie, offrire la possibilità alle famiglie di detrarre, con la dichiarazione dei redditi, le spese sostenute per l´acquisto dei libri scolastici".

 

LA STAMPA

Pag. 22

"Attenti ai ristoranti cinesi"

(Flavia Amabile)

ROMA - Carlin Petrini ha lanciato il sasso e i cerchi si stanno allargando. Ristoranti cinesi nel mirino. Dopo il tormentone aviaria è la volta del latte alla melammina, ovvero di quei prodotti che potrebbero contenerne traccia. Così l’ispiratore di Slow Food, nello sconsigliare la frequenza al desco con le bacchette, pur riconoscendo che «esistono locali del tutto affidabili», fa seguaci. In prima fila, il sottosegretario alla salute Francesca Martini, che ammette: «Mai mangiato in un ristorante cinese». E aggiunge: «Adesso, a maggior ragione...». Secondo l’onorevole Martini il rischio esiste, «perché questi locali utilizzano prodotti di base importati dalla Cina. Noi stiamo facendo un grande lavoro di controllo anche sulle derrate già presenti in Italia, illegalmente o legalmente, rispetto a prodotti che potenzialmente contengono latte». I gestori dei ristoranti capitolini negano, tranquilli. Per ora, nessun calo nelle presenze della clientela. «Macchè pericolo - dice uno di loro del quartiere Esquilino, la Chinatown romana -, io compro tutta roba italiana. Il pesce lo prendo alla Metro...». E il titolare di un bar etnico frequentato, sia da cinesi sia da italiani, assicura: «Il latte che serviamo è tutto italiano». «La cucina cinese non utilizza né il latte né i derivati del latte quindi il problema non ci tocca - spiega il titolare del Green Tea, zona Pantheon, Giacomo Rech -. Per alcuni piatti usiamo altri tipi di latte quale soia, riso o cocco. Ma nella cucina cinese non si trovano nemmeno il burro o i formaggi. I nostri clienti sanno che possono stare tranquilli». Stesso discorso al Ruyi di via Valadier: «Non usiamo il latte e in più ci serviamo solo di prodotti italiani». Confermano al Hua Li Tu di via dell’Umiltà, dietro Fontana di Trevi: «L’uso di prodotti italiani tranquillizza noi e i clienti». Ma la diffidenza è ormai in pista. Anche il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, non mette piede nei ristoranti cinesi. «Penso che si debba aiutare il mondo della ristorazione nazionale», dice, e per evitare rischi consiglia di «consumare prodotti della nostra agricoltura». E assicura che i «nostri controlli funzionano». Il Codacons alza il tiro e il suo presidente, Carlo Rienzi, invita il sottosegretario Martini («se ritiene che vi siano rischi per la salute») a prendere provvedimenti a tutela dei cittadini. E chiede che i Nas facciano un controllo a tappeto di tutti i ristoranti cinesi. Carlo Petrini ce l’ha, dunque, con la cucina cinese? No. Ce l’ha con chi non rispetta la qualità. «Quella della maggior parte dei ristoranti in questione - dice - è piuttosto modesta, soprattutto se paragonata con la vera cucina cinese: varia e affascinante». E il latte non c’entra.

 

LA STAMPA

Pag. 32

Piano case, la Cdl lancia maxi-fondo da 1 miliardo

(Luca Fornovo)

TORINO - Alfonso Iozzo, il presidente della Cassa depositi e prestiti (Cdp), punta sul business del mattone. Ieri il cda della Cdp ha deciso di creare una società di gestione del risparmio (Sgr) che avrà il compito di gestire un maxi-fondo immobiliare da circa 1 miliardo, che servirà a finanziare il piano-casa inserito dal governo nel decreto, che contiene la manovra, varato prima dell’estate. In collaborazione con i ministeri dell’Economia e delle Infrastrutture, la nuova Sgr della Cdp nascerà verso l’inizio del 2009 dopo l’ok della Banca d’Italia. Due gli obiettivi prioritari: il primo è quello di sostenere la realizzazione di nuove unità abitative (20 mila quelle previste entro l’anno prossimo) da destinare a categorie svantaggiate, tipo famiglie a basso reddito o giovani coppie. L’altro obiettivo è aiutare gli enti locali a valorizzare il proprio patrimonio immobiliare. Una norma che servirà a rimpinguare le casse dei Comuni in vista dell’arrivo del federalismo fiscale. I numeri del piano casa non sono ancora noti. Ma secondo l’Ance, l’associazione degli operatori delle costruzioni e dell’edilizia abitativa, il sistema integrato di fondi immobiliarì (Sif, che dovrà finanziare il piano) avrà una disponibilità iniziale di un miliardo di euro, di cui 250 milioni in arrivo dalle fondazioni bancarie (tra cui giganti del calibro di Cariplo, Compagnia di San Paolo, Crt) 150 dal cofinanziamento statale e 600 milioni verranno messi dalla Cdp. Queste somme potrebbero però lievitare fino a 3,3 miliardi di euro, grazie al fondo di 700 milioni per l’edilizia sociale istituito dal governo e agli 1,6 miliardi di euro attesi dal cofinanziamento privato, tra cui fondi pensioni, casse previdenziali e assicurazioni. Così il numero degli alloggi potrebbe passare dai 20 mila stimati fino a 100 mila. Gli appartamenti verranno costruiti un po’ in tutta Italia e in particolare nelle grandi città. C’è da scommetterci che un occhio di riguardo verrà rivolto a Milano, dove in vista dell’Expo 2015, l’investimento immobiliare potrebbe rivelarsi particolarmente redditizio. Peraltro in Lombardia la Cdp è già attiva con il fondo etico «Abitare Sociale 1», che svolge interventi di edilizia sociale nella Regione e partecipa anche al Fondo Milano I , che ha lo scopo di valorizzare il patrimonio del capoluogo meneghino. L’iniziativa della Cdp viene, però, criticata da Assoimmobiliare, l’associazione dell’industria immobiliare, perché esclude i privati. «Rinchiudere la Sgr nel recinto pubblico - accusa Gualtiero Tamburini, presidente di Assoimmobiliare - non è il miglior modo per renderla efficiente. Non a caso, Iacp e Aler sono società pubbliche che nella gestione dell’edilizia sociale non si sono rivelate dei campioni d’efficienza».

 

LA STAMPA

Pag. 32

I prezzi dei farmaci arrivano in vetrina

(Luigi Grassia)

I prezzi dei farmaci arrivano in vetrina. Scatta l’operazione trasparenza sui prodotti da banco: in base a un accordo promosso dal Garante Antonio Lirosi («Mister Prezzi»), presso ogni punto vendita dei medicinali, che si tratti di farmacie, parafarmacie o «corner» nella grande distribuzione, un cartello informativo riporterà il prezzo di vendita di 20 confezioni di farmaci da banco. La campagna informativa partirà il 16 ottobre presso i punti vendita che sceglieranno di aderire e nasce dalle richieste dei consumatori, che finora non trovavano indicazioni così immediate ed evidenti e perciò avevano difficoltà a confrontare i prezzi e a verificare eventuali sconti. Delle 20 confezioni in vetrina solo 15 saranno le stesse ovunque (e verranno selezionate nell’elenco dei cinquanta prodotti maggiormente commercializzati); le altre 5 invece saranno scelte autonomamente dal singolo esercizio, a seconda di quali confezioni risultino più in voga nella località. L’intesa è stata firmata oltre che dal Garante dei prezzi anche dal sottosegretario allo Sviluppo economico e presidente del Cncu Ugo Martinat, dal ministero del Lavoro, della salute e delle politiche sociali e dalle associazioni Federfarma, Assofarm, Anpi-Parafarmacie, Ancc-Coop, Federchimica Anifa e Farmindustria. Ieri è stata resa nota una ricerca («Medici in difesa») commissionata dall’Ordine dei medici della provincia di Roma e condotta su 800 dottori da cui risulta che il 60% dei medici prescrive farmaci anche quando non è necessario; inoltre il 50% invia i pazienti a fare una visita specialistica non per necessità del malato ma per paura di ripercussioni legali, e il 70% dei medici prescrive un eccesso di esami in una misura che varia dal 20 al 40%. Il costo complessivo di questi abusi a carico del Servizio sanitario nazionale è stimato dal sottosegretario con delega alla Salute Ferruccio Fazio fra i 12 e i 20 miliardi di euro all’anno (ovviamente in tutta Italia e non solo a Roma e provincia) ed è equivalente a una pesante Manovra economica correttiva. I dottori si comportano così perché cedono alle pressioni degli assistiti e vogliono evitare conseguenze legali o fastidi personali. Solo 4 medici su 10 dicono di non avere mai ceduto alla paura e di essersi rifiutati di firmare ricette non necessarie. I farmaci più prescritti in «via difensiva» sono quelli per l’apparato cardio-circolatorio (33,8%), digerente (28,3%) e respiratorio (27,9%). Il sottosegretario Fazio parla di «sfarinamento del rapporto di fiducia medico-paziente».

 

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag. 59

Specchio dei tempi

Impopolare ed assurdo il costo della tessera per raccogliere funghi

Un lettore ci scrive:

«Sono un pensionato quasi settantenne, e dall’età di 8 anni sono sempre stato appassionato ricercatore di funghi. «Da quando è stata istituita la tessera ho sempre versato il mio obolo alla Comunità montana della Val Sangone, ma ora il balzello passa da 15 a 45 euro con la conseguenza che tanti come me rinunceranno a uno dei pochi passatempi rimastici. «Trovo questa regola assolutamente anti popolare: coloro che non hanno problemi ad arrivare a fine mese godranno della minor concorrenza e aumenteranno i soliti furbi che non hanno mai pagato e non pagheranno mai una lira. «Il fatto che il permesso diventi regionale è un’agevolazione per pochi, in quanto la grande maggioranza dei ricercatori conosce i suoi posti e solo quelli frequenta».

 

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag. 67

Un conto corrente per ogni condominio

La domanda di E. R.: «L'amministratore è obbligato ad avere un conto corrente per ogni singolo condominio?»

Risponde l’avvocato Renato Binello Vigliani: «La legge non stabilisce con quali modalità l'amministratore debba gestire le entrate e le uscite condominiali; ma egli è tenuto a rispettare il dovere di trasparenza e buona amministrazione, anche con riferimento all'art. 1130, n. 3, c.c. relativo alla contabilità condominiale. E' evidente che tenere un unico conto corrente comune che confonda il patrimonio dell'amministratore con quello del condominio, o comunque di più condominii tra loro, rende problematica la tracciabilità ed il riscontro dei movimenti contabili nonché l'accredito (o l'addebito) degli interessi. Proprio per questo, alcuni giudici (tra i quali il Tribunale di Torino, sent. 3 maggio 2000) hanno qualificato "grave irregolarità gestionale" quella dell'amministratore che non istituisca un conto corrente per ogni condominio da lui gestito. «Un tale dovere può naturalmente essere rafforzato o da una specifica previsione del regolamento condominiale o da delibera assembleare che impegni l'amministratore a procedere in tal senso. Ovviamente il solo legittimato ad operare sul conto corrente resta l'amministratore, che è peraltro tenuto a permettere la visione degli estratti conto ai condomini che lo richiedano».

Da G.: «Ho il diritto di vedere la documentazione del condominio?».

«Secondo la giurisprudenza - spiega l’avvocato - si ha diritto di ottenere dall'amministratore la visione dei documenti contabili, senza doverne specificare le ragioni, e averne una copia a proprie spese. Per la convocazione dell'assembla ogni condomino ha diritto di prendere visione ed estrarre copia della documentazione sull'ordine del giorno; la violazione pregiudica la formazione della maggioranza assembleare e ciò determina l'annullabilità delle delibere approvate; grava sui condomini la prova che l'amministratore non ha permesso loro di esercitare tale diritto (Cass. 12650/2008)».

 

 

 

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