26 settembre 2008

Rassegna stampa
Venerdì 26 settembre 2008
Indice
Quotidiani
La Repubblica – "Latte, l’Europa blocca i prodotti cinesi" – di Alberto D’Argenio – pag. 23
La Repubblica Torino e Prov – "La Cgil sfila da sola contro il carovita" – di V. Sch. – pag. I-II
La Repubblica Torino e Prov – "Alimentari cinesi, scattano i controlli" – di Lorenza Pleuteri – pag. IX
La Stampa – "Troppe spie. Il mondo vuole la sua privacy" – di Paolo Colonnello – pag. 27
La Stampa – "Edison punta sulle famiglie con bollette scontate del 20%" – pag. 35
La Stampa – "Il caromutui: l’Euribor al 5,12 %. Adusbef: 20 euro in più a famiglia" – pag. 39
La Stampa Torino e Prov. – "Tra le code quotidiane 4 ore per un certificato" – di Andrea Rossi – pag. 63-64
La Stampa Torino e Prov – "Specchio dei tempi" – pag. 67
La Stampa Torino e Prov – "Aes e comune: gas più sicuro. Controlli gratuiti sugli impianti" – pag. 71
La Repubblica
Pag. 23
Latte, l’Europa blocca i prodotti cinesi
(Alberto D’Argenio)
BRUXELLES - L´Europa risponde alla minaccia del latte alla melamina chiudendo la porta a tutti i prodotti alimentari per neonati e bambini provenienti dalla Cina e intensificando i controlli su quelli destinati agli adulti. Bruxelles ha infatti deciso che da oggi, in via precauzionale, applicherà le «misure di salvaguardia» contro gli alimenti in arrivo dalla Repubblica popolare che contengano latte in polvere. Quello che in Cina ha causato la morte di quattro bimbi e ne ha contaminati oltre cinquantamila. «Il bando totale - ha spiegato ieri la portavoce della commissaria Ue alla Sanità, Androulla Papadoulaky - toccherà tutti i prodotti alimentari cinesi destinati a neonati e bambini che contengano qualsiasi percentuale di latte». Nel mirino, dunque, cioccolata e biscotti, così come caramelle e merendine. Ma anche le merci destinate agli adulti saranno passate al setaccio, con l´obbligo per i doganieri europei di controllare il cento per cento degli alimenti che abbiano una quantità di sostanze lattiere superiore al quindici per cento. Per quelli già sul mercato, saranno intensificati i controlli a campione a sorpresa. Nessun allarme, invece, per latte e formaggi, visto che l´Europa non li importa dalla Cina. Una lista di misure, ha comunque sottolineato Bruxelles, adottata «per pura precauzione» visto che «fino ad ora in base ai controlli sul mercato comunitario non è venuto fuori alcun prodotto contaminato alla melamina». Un atteggiamento fermo ma rassicurante che ricalca il parere emesso dall´Agenzia europea per la sicurezza alimentare, secondo la quale nel Vecchio Continente non ci sono pericoli concreti: i rischi, al momento, sono del tutto teorici e riguardano i bambini che eventualmente facciano un grande consumo di prodotti contaminati. Insomma, un caso astratto. La Commissione Ue non ha invece voluto commentare direttamente l´allarme lanciato dal sottosegretario italiano Francesca Martini, secondo cui bisogna fare attenzione ai ristoranti cinesi perchè usano prodotti importanti dalla Cina: «Non vorrei lasciare intendere nulla di simile - ha detto una portavoce di Bruxelles - in Europa c´è una legislazione comune che copre tutti gli aspetti del problema» e pertanto «i nostri consumatori sono al sicuro». La stessa Martini ha risposto dicendosi «certa» che «nella distribuzione autorizzata e controllata degli alimenti non vi sia alcun rischio», ma ha ribadito la sua «ansia sulla questione dei ristoranti cinesi». Il bando Ue, che parte oggi, dovrà essere messo in piedi dalle capitali entro dieci giorni, termine entro il quale potranno chiedere alla Commissione di rivedere la misura. In Italia, intanto, proseguono i controlli già disposti dal governo, con i carabinieri del Nas che ieri a Torino hanno sequestrato 80 confezioni di salsa di soia cinese, a Roma 13 quintali di biscotti, tra Bologna e Sassari una cinquantina di confezioni di prodotti dolciari contenenti burro e latte in polvere mentre a Campobasso sono stati ritirati dal commercio 215 confezioni di prodotti cosmetici di origine cinese privi di etichetta. E i controlli sono già partiti anche in Francia e Spagna, mentre il bando totale dei prodotti cinesi è stato attivato da India, Vietnam, Nepal e numerosi paesi africani.
La Repubblica Torino e Prov.
Pag. I-II
La Cgil sfila da sola contro il carovita, è polemica
(V. Sch.)
Domani la Cgil sfila contro il caro-vita. L´appuntamento è in piazza Vittorio, ma la manifestazione si annuncia tra le polemiche: la scelta si sfilare da sola non è piaciuta agli altri sindacati e Giovanna Ventura, segretaria della Cisl, critica la decisione. «Così si incrinano i rapporti in un momento cruciale» sottolinea. Ma dal quartier generale della Cgil fanno sapere che «sfiliamo contro il governo e la politica economica di Berlusconi, non contro gli altri sindacati». Di sicuro però ci saranno i metalmeccanici della Fiom: dopo due anni di tensione è tornato il sereno. La Cgil torinese torna in piazza domani. Lo fa, come nel resto d´Italia, per protestare in modo vistoso e visibile contro la politica economica del governo Berlusconi, ma forse non è un caso se a Torino l´iniziativa coincide con la prima, grande manifestazione pubblica dopo la sconfitta elettorale del centrosinistra di aprile. E lo fa da sola, senza le altre confederazioni, una scelta sofferta ma necessaria per il più grande sindacato italiano, che da un lato rallenta e raffredda il dibattito sulle nuove possibili forme di unità e dall´altro congela e quasi cancella le divisioni interne alla stessa Cgil. Il corteo di domani (partenza alle 15 in piazza Vittorio Veneto, un breve percorso lungo via Po e l´arrivo in piazza Castello, dove parlerà la segretaria della Camera del Lavoro Donata Canta seguita dalle improvvisazioni teatrali dei Quinta Tinta e dalle note dei percussionisti del Siam, il sindacato dei musicisti) ha grandi ambizioni comunicative. Un enorme drago mangia-stipendi rappresenterà la pressione fiscale sui lavoratori dipendenti, grandi maccheroni e pagnotte di gommapiuma cercheranno di far vedere le reali preoccupazioni di chi fa fatica a fare la spesa. La Fiom, fino a ieri ?ala dura´ e dissenziente della Cgil torinese, produrrà invece un adesivo contro il governo Marcesconi, sintesi tra il cognome del presidente del Consiglio e quello della leader di Confindustria Emma Marcegaglia. Un´evoluzione del precedente slogan su ? Veltrusconi´ che rivela tra l´altro l´attuale atteggiamento unitario dei metalmeccanici della Cgil verso il resto del loro sindacato: non è il momento di distinguersi, ma, al contrario, di sostenere una confederazione che scende in piazza e gioca duro in tutte le trattative, come è appena avvenuto per l´Alitalia. «Questa manifestazione non è contro altri sindacati ma contro il governo - sottolinea Donata Canta - Vogliamo difendere salari e pensioni sia diminuendo le tasse, che invece sono aumentare, sia facendo crescere il reale potere d´acquisto. Se il governo non accetterà di modificare le sue politiche economiche e se Confindustria si ostinerà a cercare di ridurre ulteriormente i salari, la nostra risposta sarà un deciso ?no´».
La Repubblica Torino e Prov.
Pag. IX
Alimentari cinesi, scattano i controlli
(Lorenza Pleuteri)
Una ventina di controlli mirati negli empori cinesi di Porta Palazzo e dintorni. Altri venti in quartieri di periferia. Risultato? Un sequestro amministrativo di biscotti, confezionati in scatole con l´etichetta originale non tradotta in italiano e "solo" per questo fuori legge. L´amplificarsi dello scandalo scoppiato in Cina, per il latte in polvere contaminato dalla melammina, responsabile di quattro morti e dell´intossicazione di migliaia di bambini, ha indotto gli agenti della polizia municipale a serrare gli accertamenti in negozi etnici di prodotti alimentari d´importazione. Ieri mattina, dopo un giro di sopralluoghi andati a vuoto, in una bottega orientale all´inizio di corso Giulio Cesare i vigili hanno trovato i 46 pacchetti di snack privi dell´indicazione comprensibile degli ingredienti, latte incluso. La partita made in China è stata prelevata dagli scaffali e sigillata. Multato il titolare della rivendita, per la questione delle etichette, è stata informata l´Asl. «I biscotti - spiega il dirigente del reparto di Porta Palazzo, ispettore capo Corrado Sanfilippo - sono nei nostri uffici, a disposizione dell´azienda sanitaria per le eventuali analisi. Al momento non c´è alcun allarme, nessun pericolo». Anche i carabinieri dei Nas, su input del ministero della Salute, hanno provveduto a campionare cibi e alimenti importati dalla Cina, requisendo in corso d´opera 80 barattoli di soia. «Nel Nord Italia - spiega il colonnello a capo del gruppo che comprende anche il Piemonte, Leopoldo De Filippi - abbiamo raccolto e repertato 12 confezioni di prodotti tipo, inviate ai laboratori di riferimento per le analisi. Fino ad oggi, va precisato, perché altrimenti si rischia di montare un caso che non esiste e di sollevare inutili polveroni, non c´è stato alcun sequestro di tipo sanitario cautelativo, quello che viene disposto dagli organi centrali quando il pericolo è potenziale ed è necessario togliere dal mercato questo o quell´alimento». I torinesi, intanto, sembrano aver capito che una cosa è il latte in polvere contaminato diffusissimo in Cina e un´altra sono i piatti etnici serviti nei ristoranti cinesi. «Non c´è stato un calo della clientela, non ancora - risponde Jian Ming Xu, vicepresidente dell´Associazione regionale immigrati cinesi uniti e titolare di un locale a Moncalieri - perché, nonostante le informazioni scorrette e le esagerazioni, i clienti sanno che da noi questo prodotto non è utilizzato, nemmeno come ingrediente. E sanno benissimo che compriamo il 90 per cento del cibo in negozi italiani». Le allusioni e le battute antipatiche e fuoriluogo, viste le dimensioni della tragedia in madrepatria, purtroppo però non mancano. Lo raccontano allo storico Zheng Yang di via Principe D´Acaja, dove il latte che si usa per i dolci è rigorosamente di cocco o di soia. «L´ignoranza dei governanti italiani e la disinformazione certo non ci aiutano. Il timore è che la gente, leggendo cose assurde e del tutto infondate, capisca male, fraintenda e generalizzi. E diserti i nostri locali, senza ragione».
LA STAMPA
Pag. 27
"Troppe spie". Il mondo rivuole la sua privacy
(Paolo Colonnello)
PIACENZA - Dalla carta fedeltà del supermercato ai dossier dello scandalo Telecom. In fondo non c’è poi molta differenza tra il controllo degli strateghi del marketing sulla nostra spesa e quello effettuato dalla Security dell’azienda di telecomunicazioni sui propri dipendenti. Sono due aspetti della stessa medaglia: la necessità di informazioni e la mancanza di fiducia che stanno alla base di quella che viene definita ormai «la società della sorveglianza».
Paura globale
E visto che le relazioni sociali si basano essenzialmente sulla fiducia reciproca, l’ossessione attuale per una sicurezza che sia il più possibile garantita - quanto effimera - rischia di farci sottovalutare il problema e di andare incontro a «un suicidio della società». E’ uno degli scenari prospettati dalla relazione che il professor David Lyon, docente della canadese Queen’s University e massimo esperto mondiale del settore, presenterà domenica alle 11 presso l’Auditorium fondazione di Piacenza e Vigevano, nell’ambito del Festival del Diritto, kermesse dedicata alle leggi che regolano e trasformano la nostra vita. Iniziativa partita ieri in quel di Piacenza, promossa dall’editore Laterza e dal «Sole 24 Ore», con il coordinamento scientifico di Stefano Rodotà, e che vedrà la partecipazione di giuristi, giornalisti e esperti di ogni campo. Tra i temi affrontati, che vanno dall’Europa alla famiglia, dalla salute all’alimentazione, uno dei più interessanti e attuali è forse proprio quello dedicato alla «società della sorveglianza». «Che non è più un’ipotesi del futuro ma la vita di tutti i giorni», dice Lyon. Il «Grande Fratello», come se lo immaginava Orwell nel suo «1984», è ormai fantasia ampiamente superata dai fatti, e può giusto titolare un programma tivù. La tecnologia e la pervasività dei suoi strumenti, la verifica ossessiva di tutti gli aspetti della nostra vita - dalle intercettazioni telefoniche, ai conti bancari, agli autovelox - il nostro essere controllati e al tempo stesso controllori (vogliamo sapere qualcosa di qualcuno? Basta digitare un nome su Google o su Facebook) ci sta cambiando e cambia le nostre abitudini più di quanto noi stessi ci possiamo accorgere.
Troppe diseguaglianze
«Purtroppo la sorveglianza porta a grossolane diseguaglianze - dice Lyon - che vengono esacerbate attraverso le catalogazioni delle distinzioni di censo, di razza, luogo di nascita e cittadinanza. Inoltre il modello di sorveglianza intrapreso finora ci sta portando in un mondo nel quale verremo sempre meno creduti e dove, amplificando il sospetto, si mette in pericolo la coesione sociale e la solidarietà». Fino a rasentare il paradosso, come quando dotiamo di cellulare i nostri figli per «controllarli»: «E’ un sintomo di mancanza di fiducia. Alcune di queste cose vengono pensate per prudenza ma non è facile capirne il limite». Gli effetti non sono piacevoli. Oltre ad aumentare la sfiducia verso il prossimo (per non parlare dello straniero e del diverso) al tempo stesso diminuiscono i parametri di valutazione interpersonale: i nostri comportamenti non vengono più soppesati da un collega, un superiore, un individuo in genere, ma da una videocamera, una striscia elettronica, un computer che conoscono i nostri gusti e le nostre abitudini più di noi stessi. Conviviamo con la «sorveglianza» 24 ore su 24 e non ce ne accorgiamo nemmeno più. Alcuni controlli, scrive Lyon, appartengono ormai alla nostra routine, come quando prendiamo una multa per essere passati col rosso mentre in giro non c’era nessuno tranne la telecamera. «Di fatto si appartiene a un sistema di controlli che ormai sta alla base della nostra esistenza» e che è la cifra del mondo nel ventunesimo secolo. La privacy diventa così un concetto assai astratto, tutto da rivedere. «Tanto più - scrive Lyon - una società si sviluppa con criteri moderni, necessariamente aumentano i controlli sulle azioni che compiamo». E non è detto che la sorveglianza eccessiva raggiunga sempre i suoi obiettivi, vedi la lotta al terrorismo, anche se «bisogna ammettere che ci fa stare più tranquilli, favorendo così l’economia e lo sviluppo».
Come in una dittatura
Ma è un bene o un male? C’è chi vede in tutto ciò, spiega Lyon, un enorme complotto di forze oscure che richiama totalitarismi o sistemi dittatoriali. Chi invece attribuisce al sistema dei controlli una razionalizzazione delle dispersioni burocratiche e quindi un progresso verso un’amministrazione efficiente della vita. In realtà lo strumento del controllo è neutro. Prendiamo ad esempio il Telepass: può servire a controllare i nostri spostamenti ma al tempo stesso è innegabile che aiuti a snellire le code e a migliorare il traffico. Dunque, dipende da noi e da come ci sapremo organizzare pretendendo leggi e regole sicure sui professionisti della sorveglianza e la trasparenza dei controlli se il sistema ci aiuterà o diventerà uno strumento di oppressione.
Il piano di Pizzetti: Ispezioni contro le telecamere
Il Garante della privacy ha avviato ispezioni in tutta Italia su 40 sistemi di videosorveglianza installati da comuni, scuole, ospedali, società private, istituti di vigilanza che trattano dati personali anche per conto terzi. Obiettivo: verificare il rispetto delle regole fissate dall’Autorità nel 2004 e disegnare un quadro aggiornato sull’attuale impiego dei sistemi di videosorveglianza in diversi ambiti, sia pubblici sia privati. È in crescita costante, infatti, il ricorso alle telecamere di controllo in aree aperte al pubblico e in aree private così come l’utilizzo di tecnologie sofisticate e sistemi miniaturizzati. Attraverso i controlli, il Garante intende acquisire elementi che consentano di verificare, in particolare, l’informazione data al pubblico, il rispetto delle misure di sicurezza, i tempi di conservazione delle immagini in caso di registrazione, i soggetti ai quali i dati vengono comunicati. Le ispezioni tengono contro delle dimensioni della videosorveglianza, della loro incidenza in aree aperte ai minori, dell’utilizzo di tecnologie sofisticate.
LA STAMPA
Pag. 35
Edison punta sulle famiglie con bollette scontate del 20%
MILANO - La promessa di un risparmio del 20% sul costo dell’energia elettrica e una campagna pubblicitaria da 10 milioni di euro che da domenica apparirà a tappeto su tv, giornali, Internet e manifesti. Insomma, sarà anche l’ultimo dei big dell’energia, dopo Enel ed Eni, a scendere in campo per offrire elettricità anche alle famiglie ma sembra decisa a stringere i tempi in fretta, Edison. «Puntiamo ad arrivare al milione di clienti», sintetizza l’amministratore delegato Umberto Quadrino. E così, dopo aver lanciato la sfida all’Eni nell’approvvigionamento di gas che, da quando (il prossimo anno) entrerà in piena attività il nuovo rigassificatore dell’alto Adriatico, arriverà direttamente ad Edison dal Qatar senza passare dai metanodotti del Cane a sei zampe, una settimana dopo riecco Quadrino gettare un secondo guanto di sfida. Questa volta in campo elettrico e per sfilare clienti non solo all’ex monopolista Enel e all’attivissimo Eni, unici finora a coprire con loro offerte il mercato residenziale, ma anche ai cugini di A2A, fornitori di elettricità nella ricca Padania, che di Edison sono gli azionisti di controllo insieme ai francesi di Edf. «Abbiamo presentato l’offerta ai nostri soci che l’hanno approvata», taglia corto Quadrino lasciando intendere che in un mercato dove solo un milione e 800.000 persone hanno finora cambiato fornitore, il 7% del totale, «c’è spazio per tutti». «Partiamo per terzi ma contiamo di guadagnare posizioni», assicura il direttore commerciale Alessandro Zunino presentando l’offerta che garantisce un risparmio del 20% sul costo dell’energia che pesa per il 65% sul totale della bolletta di casa: «Sul restante 35%, somma dei costi di distribuzione, oneri di sistema e imposte, non possiamo far niente», spiega Zunino. Tradotto in numeri, per una famiglia di 4 persone, significa (ai prezzi attuali) un risparmio annuo di 50-60 euro. Insomma, raggiunta quota 17% nella produzione elettrica italiana, al secondo posto dopo Enel, Edison punta a farsi conoscere e a sfondare nel mercato per ora più impermeabile alla liberalizzazione, quello residenziale, nella speranza di ripetere il successo registrato (con il 12% di quota conquistata) nella fornitura di elettricità alle grandi imprese dove fu proprio Edison, nel 1999, a soffiare all’Enel uno dei maggiori gruppi utilizzatore di energia, l’Italcementi, siglando il primo cambio d’utenza del mercato libero.
LA STAMPA
Pag. 39
Il caro mutui: l’Euribor al 5,12%. Adusbef: 20 euro in più a famiglia
Il tasso Euribor a un mese è schizzato al 4,98%, il livello più alto da dicembre 2000, quello a tre mesi, a cui sono legati la maggior parte dei mutui a tasso variabili, ha toccato il 5,12%, il record da novembre del 2000. Le associazioni Adusbef e Federconsumatori stimano che i tre milioni e 200 mila famiglie italiane che hanno mutui variabile «subiranno ulteriori aggravi per circa 20 euro al mese, un dato preoccupante che dovrebbe spingere la Banca centrale europea a tagliare i tassi almeno di un punto percentuale».
LA STAMPA Torino e Prov.
Pag. 63-64
Tra le code quotidiane 4 ore per un certificato
(Andrea Rossi)
All’anagrafe, alla posta, all’Università, all’Inps o all’Inail, la scena è sempre la stessa: una coda infinita. Un nostro cronista ha passato due mattinate tra le file della città. Altro che elogio della lentezza. Andatelo a dire a chi si è fatto quattro ore di coda per avere un certificato di residenza. Oppure ci ha messo tre giorni – tra attese e disguidi - per rimediare a quella volta che ha sbagliato a versare i contributi. O ancora è stato «rinchiuso» per tre ore dentro una segreteria - portone sbarrato per non alimentare la fila oltre l’orario – perché aveva bisogno di informazioni su esami e corsi universitari. Una città in coda, ma solo al mattino, perché al pomeriggio si chiude. Sbuffano, imprecano, cercano di fregare chi è davanti e avanzare qualche minuto. Si indignano e se ne vanno prima che scocchi il loro turno. O resistono. Sbucano dal portone con il volto stravolto dalla rabbia, perché non hanno risolto nulla, sconfitti dalla burocrazia. O sfatti, come reduci da una fatica immane. Altro che elogio della lentezza. Andatelo a dire a chi si è fatto quattro ore di coda per avere un certificato di residenza. Oppure ci ha messo tre giorni – tra attese e disguidi - per rimediare a quella volta che ha sbagliato a versare i contributi. O ancora è stato «rinchiuso» per tre ore dentro una segreteria - portone sbarrato per non alimentare la fila oltre l’orario – perché aveva bisogno di informazioni su esami e corsi universitari. Una città in coda, ma solo al mattino, perché al pomeriggio si chiude. Sbuffano, imprecano, cercano di fregare chi è davanti e avanzare qualche minuto. Si indignano e se ne vanno prima che scocchi il loro turno. O resistono. Prendete la signora Gabriella Pugliese. Dieci e un quarto, cortile dell’anagrafe centrale in via della Consolata: cane ancorato con guinzaglio alla panchina nel giardino, giornale aperto. «Ho bisogno del certificato di residenza. Sono arrivata tre quarti d’ora fa, ho il numero 86. Alle nove e mezza erano al 29; cinque minuti fa, l’ultima volta che ho controllato, al 40». Dentro la ressa: pratiche, fogli, sportelli, addetti che corrono da un ufficio all’altro, voci e lingue diverse che si accavallano, occhi al cielo, giornali usati come ventaglio, sbadigli, rassegnazione. Non una sedia libera, decine di persone in piedi, alcune fuori, «a prendere aria». Gabriella si è fatta due conti: «Di questo passo prima delle due non se ne parla. Meno male che non lavoro». Tempismo quasi perfetto: il certificato arriva all’una e mezza. «Avrei avuto il tempo di leggere due volte il giornale dalla prima all’ultima pagina». C’è poco da lamentarsi: qualcuno si sobbarca ore di attesa senza risolvere le sue magagne. Costretto a ripetere la trafila. E magari assentarsi dal lavoro. Elena Mariella esce quasi di corsa, ogni passo una maledizione verso la burocrazia. Ha le sue buone ragioni. «Alle otto meno dieci ero qui fuori. Gli uffici aprono alle 8,15, volevo essere sicura di non aspettare molto perché ho dovuto prendere un permesso lavorativo». Se l’è cavata in due ore appena. Contenta? «Macché, tutto da rifare: devo tornare domani perché mancava un documento». Quindi? «Un’altra mattinata persa. E un altro permesso da chiedere al mio datore di lavoro». Quando si lavora in proprio la faccenda si complica. «Tre giorni». Fuori dalla sede dell’Inps di via XX settembre, Carlo Misserianni ripete due parole come fosse un mantra. «Tre giorni che, anziché lavorare, mi sbatto da un ufficio all’altro». Ha sbagliato a versarsi i contributi. «Un disguido», dice, «mica l’ho fatto apposta». Prima tappa l’Inail di corso Giulio Cesare. «Un’intera mattina ad aspettare. Quando è arrivato il mio turno mi hanno detto che dovevo andare all’Inps». Ci è andato, «ma era una sede periferica e l’addetta mi ha spiegato che per la mia pratica era competente la sede centrale». Ed eccolo, alle dieci e mezza con quaranta persone davanti. Fuma, all’orizzonte un’altra mattina gettata via. «A mezzogiorno devo andare a prendere i bambini a scuola; dovrò tornare per l’ennesima volta». Domenico D’Agostino è tornato sei volte, ma alla segreteria della Facoltà di Lettere dell’Università. «Tutto per un cambio di facoltà: da Storia a Giurisprudenza. Ogni volta ne mancava un pezzo; ogni volta toccava rifare la fila da capo». E non è questione di minuti, soprattutto ora che l’anno è appena cominciato e i dubbi sembrano essere molti. A venti minuti dall’orario di chiusura (ore 11) la segreteria studenti è un groviglio di corpi e zaini poggiati a terra. Nessun numero, qui la fila si fa piantonando la postazione. E il serpentone, visto lo spazio angusto, prende forme bizzarre. «Uno dovrebbe evitare Scienze della Comunicazione solo per la segreteria», dice Anna Maria Scarfone. A giudicare dall’orda che incombe sull’unica addetta allo sportello non ha tutti i torti. «È così tutto l’anno. Il problema è che su Internet certe informazioni non le trovi, tocca venire qui». Raccontate e commentate on line le code che vi hanno innervosito di più: www.lastampa.it/torino
"Soltanto il web ci potrà salvare"
«È un dato di fatto: il tempo d'attesa troppo spesso è elevato». L'assessore all'Anagrafe del Comune, Michele Dell'Utri, non si nasconde. Conosce la situazione e – assicura - «si sta lavorando sodo per risolverla». Il guaio è che oggi «l'anagrafe centrale è sovraffollata all'eccesso anche a causa di alcuni lavori di ristrutturazione che stanno riguardando uno dei due padiglioni temporaneamente chiuso». I problemi, però, sono soprattutto strutturali. A cominciare da un dato di fatto: «In via della Consolata il numero di stranieri è elevatissimo. Siamo su percentuali vicine al 60 per cento». Significa un altissimo tasso di pratiche cosiddette «lunghe»: cambi di residenza e simili, «per cui ci vogliono anche cinquanta minuti». Il primo intervento riguarda proprio queste pratiche: «Si faranno soltanto su prenotazione – assicura Dell'Utri -. A ogni cittadino verrà dato un appuntamento in modo che, quando si presenterà, non dovrà aspettare e avrà un addetto dedicato». Più rapidità e razionalità. L'obiettivo è dedicare a ogni pratica, o gruppo, un unico sportello. Poi c'è Internet, ma qui il percorso sembra più lungo. «Alcune pratiche come il cambio d'indirizzo si faranno via web. E poi altre ancora: carte d'identità, stato di famiglia». Il problema, per ora, è duplice: «Innanzitutto la marca da bollo. Se la pratica si smaltisce via Internet non si può inserire la marca. Stiamo studiando come risolvere l'intoppo. Poi dovremo comunque consentire a chi non sa usare il computer di utilizzare gli sportelli tradizionali». Sembra l'unica via d'uscita per scongiurare le code chilometriche. Anche perché gli esperimenti per tenere aperti gli uffici anche al pomeriggio – per chi lavora – sembrano non decollare. E soprattutto, all'orizzonte, si delinea il problema del personale. «Per ora non si può parlare di una crisi vera e propria – confida l'assessore all'Anagrafe – ma i prossimi anni saranno durissimi».\
"Troppi studenti non usano ancora l’on line"
«Davvero ci sono lunghe code alla segreteria della facoltà di Lettere? Dice sul serio? E in che giorno sarebbe successo? A che ora? A noi nessuno ha segnalato alcunché. Non ci è arrivata nemmeno una piccola lamentela». Natalina Bolognesi, dirigente della Divisione Didattica e studenti dell’Università, casca dalle nuvole, e si dice «molto sorpresa» della segnalazione di code anche dopo un colloquio con i responsabili della segreteria. Ricorda che «ormai, quasi tutte le procedure si sbrigano on line: dalle iscrizioni ai test d’ammissione ai carichi didattici, la verifica delle carriere o la prenotazione degli esami. Non si va più in segreteria a consegnare la ricevuta delle tasse pagate, né per stampare gli statini». Ci si rivolge agli sportelli di persona «per passaggi di facoltà, ricongiungimenti di carriere e iscrizione a corsi singoli, frequente per chi, una volta laureato, vuole abilitarsi all’insegnamento». Sono procedure, sottolinea, «che riguardano una minoranza di persone. Non certo folle oceaniche: non si possono creare code chilometriche». Eppure, la coda c’è: «La Stampa» l’ha pure fotografata, un paio di giorni fa. «In questi giorni si svolgono anche le procedure per le domande di laurea, che possono aver spinto agli sportelli qualche persona in più. Ma escludo si tratti di file che durano ore». E segnala un paradosso: «Molti di quanti si presentano negli uffici potrebbero evitarlo. Alcuni sembrano specialisti nello scordare un pezzo di pratica a casa. Altri vogliono avere un rapporto diretto con le persone, anziché con il pc, e si presentano agli sportelli per chiedere informazioni che potrebbero ottenere via Internet. Addirittura c’è chi legge una notizia on line, non si fida, e va a chiedere se è vera. Questo tipo di utenti è destinato a diminuire, se non a scomparire, nei prossimi anni, quando la confidenza con la multimedialità sarà definitivamente diffusa».\
LA STAMPA Torino e prov.
Pag. 67
Specchio dei tempi
Il gpl resta carissimo, anche se il petrolio scende
Una lettrice scrive:
«In questo periodo la forte attenzioni delle associazioni dei consumatori, governo, è sui prezzi di benzina e gasolio, che non scendono abbastanza in fretta. E il gpl? Nessuno ne parla, ma sono sei mesi che il prezzo del gpl non scende, anzi sale, ed è inchiodato ai livelli massimi, indipendentemente dalla forte discesa del petrolio. Com’è possibile tutta questa speculazione? Adesso che si parla di ecologia, si incentivano i carburanti alternativi, e quindi c’è più richiesta, ecco che il prezzo sale, e nessuno dice niente. Vorrei invitare coloro che sorvegliano i prezzi a includere nel "proprio paniere di sorveglianza" anche il gpl e non solo le benzine, verdi e gasolio. Mister prezzi dove sei?».
Sconto a chi cerca funghi
Il Presidente della III Commissione del Consiglio Regionale del Piemonte scrive:
«Rispondo alla lettera dell’"appassionato ricercatore di funghi". Le considerazioni del lettore sono quasi del tutto simili a quelle che mi hanno portato a presentare un emendamento alla Legge Regionale n.19, sulle Comunità Montane, approvato in Consiglio Regionale il 1 luglio scorso che, modificando la legge precedente, ha dato la facoltà ai residenti di ogni singola Comunità Montana di acquisire l'autorizzazione alla raccolta dei funghi, unicamente sul proprio territorio, previo versamento di una somma (15 euro), pari alla metà di quella stabilita per l'intero territorio regionale».
LA STAMPA Torino e Prov.
Pag. 71
Aes e comune: gas più sicuro. Controlli gratuiti sugli impianti
Informazioni puntuali e controlli gratuiti degli impianti. Sono i due cardini di «Informati e sereni: il mese della sicurezza del gas», la campagna di comunicazione realizzata da Italgas e da Aes con Comune e Provincia. Si parte da ottobre. L’iniziativa, quest’anno diretta alle famiglie di Torino e dei Comuni della prima cintura serviti da Italgas, prevede un opuscolo in cui sono illustrate le regole a cui attenersi. Previsto un gadget sul quale è impresso il numero verde del Servizio di Pronto Intervento 800.900999. Su richiesta dei cittadini, i tecnici eseguiranno un controllo gratuito dell’impianto evidenziando eventuali anomalie.