6 novembre 2008

Rassegna stampa

Giovedì 6 novembre 2008

Indice

Quotidiani

La Repubblica – "Famiglie, crescono i debiti e cala la ricchezza" – di Aldo Fontanarosa – pag. 33

La Repubblica Torino e Prov. – "Sconti di Natale, mossa anticrisi" – di Diego Longhin – pag. III-IV

La Repubblica Torino e Prov. – "Sbagliata la cifra della pensione. Beffa da 29 mila euro per l’ex prof" – di Lorenza Pleuteri – pag. III-XV

La Stampa – "Comprare cavalli con la liquidazione" – di Vanni Cornero – pag. 28

La Stampa – "Giro il mondo alla faccia della crisi" – di Vincenzo Zaccagnino – pag. 29

La Stampa Torino e Prov. – "Aiuti, la Regione inizia dalle famiglie" – di Maurizio Tropeano – pag. 67

La Stampa Torino e Prov – "Specchio dei tempi" – pag. 67

La Stampa Torino e Prov – "Finiti gli errori, adesso la posta sarà puntuale" – di Giulia Vola – pag. 70

La Stampa Torino e Prov – "Fermo posta" – di Giulia Vola – pag. 63 (4/11/2008)

Internet

HelpConsumatori.it – "Cittadinanzattiva: bene Commissione inchiesta su errori medici. Si introduca conciliazione" –

HelpConsumatori.it – "Sconto benzina, Regione Lombardia lancia proposta al Governo" –

 

La Repubblica

Pag. 33

"Famiglie, crescono i debiti e cala la ricchezza"

(Aldo Fontanarosa)

ROMA - Le famiglie italiane sono meno ricche - tra marzo 2008 e giugno hanno perso 40 miliardi - e tornano ad indebitarsi a livelli allarmanti. Lo calcolano gli statistici della Banca d´Italia che allargano poi il confronto. Per scoprire che i milioni evaporati sono 265 milioni tra il secondo trimestre del 2007 (aprile, maggio e giugno) e il secondo del 2008. La ricchezza, ovvio, è fatta di mille voci. Le azioni sono tra quelle più dolorose: gli italiani le vendono oppure, quando le trattengono, le scoprono più fragili. Da fine marzo a fine giugno, il valore di quelle possedute si è contratto di 55 miliardi. Come si riducono i Fondi Comuni di Investimento gestiti da quelle società di gestione cui affidiamo i nostri risparmi: mancano all´appello 15 miliardi. Va giù a cascata anche la voce assicurazioni, che perde altri 8 miliardi da un trimestre all´altro. In questo scenario, tornano di moda i vecchi rassicuranti titoli di Stato. A giugno, possedevamo 741 miliardi di quelli a medio o lungo termine (quasi 21 in più rispetto al trimestre precedente). Forse spaventati dal fantasma di un crollo delle banche, gli italiani maneggiano volentieri anche i contanti. Tra biglietti, monete e depositi a vista, sono in crescita di 14 miliardi. Nel supplemento al Bollettino Statistico, la Banca d´Italia registra anche un ritorno all´indebitamento. Un peccato. Tra gennaio e marzo le famiglie erano riuscite a contenere i debiti, che a giugno invece tornano sopra la soglia critica dei 643 miliardi. L´insieme di questi numeri preoccupa Matteo Colaninno del Pd. «il governo sottovaluta la crisi», dice, «preferisce la politica degli annunci e trascura di confrontarsi con le opposizioni». Le piccole imprese, a cascata le famiglie meriterebbero - aggiunge - una politica mirata di aiuti. Battono un colpo anche i consumatori: «La Banca d´Italia conferma che la crisi finanziaria ha ricadute immediate sulle famiglie », dicono Adusbef e Federconsumatori. Uno studio delle due associazioni calcola in 1.827 euro annui gli effetti diretti (andamento dei titoli azionari e perdite di prodotti finanziari tossici) e indiretti (caduta del Pil, aumento delle rate dei mutui a tasso variabile, aumento del costo dei prestiti, aumento dei costi di investimento delle imprese e ricadute sui prezzi dei beni). Fin qui la radiografia di Bankitalia. L´istituto di Via Nazionale fa anche una comunicazione tecnica per la prossima operazione di prestito dei titoli governativi dell´area dell´euro presenti nel portafoglio d´investimento della Banca d´Italia. Le novità riguardano intanto le procedure operative. In aggiunta alla presentazione dei titoli in garanzia nel corso della stessa giornata dell´operazione, le controparti interessate potranno presentare collaterali anche nel periodo intercorrente tra un´operazione e l´altra. A proposito dei titoli offerti in garanzia, nel caso le garanzie siano rappresentate da Abs, sono accettate tranche subordinate (rispetto a tranches non subordinate).

La Repubblica Torino e Prov.

Pag. III-IV

Sconti di Natale, mossa anticrisi

Nel piano anticrisi messo a punto nella prima riunione del comitato ci sono gli sconti di Natale. Lo ha confermato la presidente della Regione Bresso alla fine della riunione che ha visto presenti i rappresentanti di tutte le categorie - dai sindacati agli imprenditori, dalle banche agli artigiani, ai commercianti -: «Dobbiamo copiare l´idea di Londra , favorire gli sconti sugli acquisti prima delle feste natalizie, magari entro il 10 dicembre, per incoraggiare i cittadini a tornare a comprare come prima». Ma se la Regione - d´accordo con le varie categorie - tenta mosse anticrisi, gli effetti della congiuntura negativa sono tutt´altro che scongiurati: l´ultimo allarme è per Seat Pagine Gialle. Secondo i sindacati nel piano che il management presenterà oggi ci saranno almeno 150 tagli su 1300 dipendenti del gruppo che ha a Torino il maggior numero di dipendenti.

Nel piano anticrisi di Bresso gli sconti anticipati per Natale

(Diego Longhin)

Anticipare gli sconti a prima di Natale per evitare il rischio che la spesa si concentri tutta durante i saldi e per rimettere in moto da subito i consumi. La giunta Bresso ha inserito nel piano della Regione, dopo la prima riunione del tavolo anti-crisi, le promozioni pre-Natalizie. L´idea, lanciata dal presidente della Confesercenti di Torino, Giuseppe Bagnolesi e discussa nella riunione, è di importare il modello sperimentato a Londra. E i leader dei commercianti, nonostante le perplessità, si sono detti favorevoli. L´iniziativa sarà studiata nei prossimi giorni dall´assessore al Commercio, Luigi Ricca, con un coordinamento composto dai rappresentanti delle categorie del commercio. Il gruppo di lavoro metterà a punto una proposta, che potrebbe essere quella dello «sconto di Natale» per coloro che faranno i loro acquisti entro il 10 dicembre. In pratica, prima acquisti e più risparmi. «Parlare di saldi a Natale - ha detto Bresso - non è corretto a livello legislativo e non pare bello. A Londra però lo si è fatto per affrontare la crisi. Ho quindi proposto di seguirne l´esempio: si potrebbe così spalmare il periodo degli acquisti, con un vantaggio sia per le famiglie che per i commercianti. In assenza di uno stimolo il rischio è che tutti aspettino gennaio e i canonici saldi per spendere». E l´assessore al Commercio, Ricca, aggiunge: «Non ci sono i tempi per modificare la legge - spiega - quindi l´ipotesi è di concordare con i commercianti una campagna di sconti da mettere subito a disposizione dei consumatori. Ci è sembrata la strada più facile. La sosterremo». Il tavolo sarà permanente e nelle prossimi riunioni verranno invitati il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, il presidente dell´Upi, Antonio Saitta, e dell´Anci, Amalia Neirotti e «chiederemo a questi ultimi due enti di nominare un rappresentante ciascuno delle Province del Piemonte 2». Nella prima riunione con tutte le associazioni di categoria e i sindacati si sono condivise le altre scelte già prese dalla giunta Bresso. Mentre nel pomeriggio la presidente, insieme al vice Paolo Peveraro e all´assessore Andrea Bairati, ha incontrato le fondazioni bancarie e le associazioni di assistenza. In particolare si è discusso delle situazioni più a rischio, quelle vicine alla povertà, degli effetti delle ristrutturazioni aziendali, tra precari lasciati a casa, operai in cassa integrazione e mobilità. Due le novità. Si sta studiando un sistema per permettere alle persone che hanno perso il posto di lavoro di avere un´immediata autocertificazione Isee, con una verifica successiva, per accedere ai servizi e alle tariffe agevolate senza dover aspettare mesi e la nuova dichiarazione dei redditi. E poi si arriverà ad un censimento, mettendo insieme i dati delle fondazioni e della associazioni che si occupano di assistenza, per arrivare ad un elenco dei piemontesi in difficoltà. «C´è tutta una fascia grigia - spiega Bresso - che non è conosciuta. E se vogliamo intervenire per sostenere le famiglie dobbiamo prima di tutto sapere quali sono». L´altro problema sono gli ammortizzatori sociali: «Con la ridefinizione dei fondi per la cassa in deroga - dice l´assessore al Lavoro, Angela Migliasso - cercheremo di inserire la mobilità anche per quelle categorie, aziende o figure che non hanno questo ammortizzatore, come ad esempio la Motorola». Confermato lo stanziamento di 20 milioni per aumentare fino ad alcune centinaia di milioni la possibilità di accesso al credito delle aziende «e ci aspettiamo un contributo sostanzioso anche da parte del governo». In più non verranno restituiti alla Regione i 49 milioni già erogati negli anni scorsi per consolidare il patrimonio dei confidi. «Stiamo anche elaborando un piano per la riduzione dei tassi di interesse che le imprese pagano alle banche, in modo da fronteggiare la crescita dell´indebitamento e un programma di azioni per la ricapitalizzazione delle piccole e medie imprese», dice Bresso. Verranno anche stanziati 350 milioni per realizzare un pacchetto di opere, e quindi di lavoro, da mettere in cantiere nel corso del 2009.

La Repubblica Torino e Prov.

Pag. III-XV

Sbagliata la cifra della pensione. Beffa da 29 mila euro per l’ex prof

(Lorenza Pleuteri)

LA VOCE inciampa. Le lacrime lucidano gli occhi, dietro le lenti spesse degli occhiali. Giuseppe Soldiviero è un vecchio professore di lettere, insegnante di ginnasio, scientifico e magistrali nella sua Basilicata e poi vice rettore dei convitti di Aosta e di Torino, dopo una parentesi a Prato. Non si vergogna a mostrarsi sull´orlo del pianto, a 80 anni suonati. Si vergogna - ripete, nel tinello démodé di casa, alle spalle di corso Francia - perché si è sentito trattato come un ladro, uno che in malafede avrebbe carpito quello che non gli era dovuto. Invece è un´altra storia, se la si guarda dal punto di vista del diretto interessato, carte alle mano. Una storia di malaburocrazia, lentezze, ritardi, decreti mai notificati, lettere criptiche. Uno «tsunami emotivo e psicologico, oltre che economico» - parole sue - che ha sconvolto l´esistenza dell´ex docente e della moglie, Maria Grazia. Il professor Soldiviero è andato pensione 16 anni fa, dopo l´università e 36 anni filati al servizio dello Stato e della scuola. Ora l´Inpdap, dopo tutto questo tempo, gli chiede di restituire 29mila e rotti euro. La ragione? «Un indebito pensionistico», lo chiama l´Istituto. L´importo erogato al professore a partire dal 1992, quando ha lasciato il lavoro, era considerato "provvisorio" dal Provveditorato agli studi e dalla cassa di previdenza per i dipendenti pubblici. Ci sono voluti più di tre lustri, e una causa promossa dallo pensionato nel 2004 per una questione di ricostruzione della carriera, per mettere mano alla pratica e arrivare a stabilire la cifra "definitiva". Il conto finale fatto dall´ufficio scolastico provinciale - il 28 marzo 2008, il giorno preciso che sta scritto nella pratica - è calato a freddo sulle spalle dell´ignaro professore, come una mazzata, come dieci anni di vita tolta. Con una sola concessione. La possibilità di rateizzare la restituzione della somma incassata in più, limata di poco per il riconoscimento della «buona fede» fino al 1995. «Posso ammettere che qualcuno abbia commesso un errore - si sfoga il pensionato - ma perché non se ne sono accorti prima? I soldi che mi sono arrivati all´inizio, confrontati con le ultime buste paga, sembravano congrui, proporzionati, giusti. Il sospetto che la somma non fosse corretta non mi ha nemmeno sfiorato. E mai mi hanno detto che era una situazione provvisoria, da rivedere. Un anno, due anni, tre anni.... Ne sono passati 16, prima che venissero a chiedermi indietro la differenza. E quel che è peggio è che accusano me di essere in malafede, di aver incassato in modo truffaldino quei soldi che loro stessi mi hanno in più. Ho servito lo Stato con abnegazione e fedeltà assoluta, lo Stato mi sta ricambiano a rovescio... Dite voi se è giusto». La batosta ha tolto il sonno a lui e alla moglie, gente modesta, che ha cresciuto tre figli e che pensava di godersi una vecchiaia serena e la compagnia di tre nipoti, dopo una esistenza di sacrifici e rinunce. Il professore guarda le foto dei bimbi, si commuove e si arrabbia, non ce la fa a continuare. «Non riusciamo più a dormire - continua Maria Grazia - per questo pensiero fisso in testa, l´assurdità che ci è piovuta addosso. Siamo vecchi. Siamo pieni di malanni. I soldi alla fine sono il meno. Il peggio è il danno morale, psicologico. È l´amarezza che viene dal fatto di essere considerati dei ladri. Al di là della somma, che pure non è poco, ci fa male l´ingiustizia, l´impotenza. Dopo 16 anni ci hanno mandato una comunicazione astrusa e incomprensibile. Ci elencano gli importi versati dall´Inpdap a titolo provvisorio, non indicano quali erano quelli giusti. Vengono citate leggi e disposizioni, nulla è detto in modo chiaro e decifrabile. Questa storia ci sta ammazzando». La via d´uscita? I coniugi Soldiviero, dopo gli inutili pellegrinaggi all´istituto, «risultati zero», si sono affidati ad un legale, Paolo Casetta. «Presenteremo ricorso alla Corte dei conti - anticipa l´avvocato - puntando sulla illeggitimità del provvedimento di recupero».

LA STAMPA

Pag. 28

Comprare cavalli con la liquidazione

(Vanni Cornero)

VERONA - Per allevare un cavallo serve qualche migliaio di metri di terra, ma a prezzi che vanno sino a 60 mila euro l’ettaro, almeno quella per i purosangue, che preferiscono prati argillosi e con erba tutto l’anno. Un investimento non da poco, visto che a un cavallo serve mezzo ettaro (5000 metri quadri) per un suo giusto spazio, ma la tendenza ad avere cavalli aumenta, così come aumenta l’interesse per il mondo che li vede protagonisti. A dimostrarlo ci sono i numeri di Fieracavalli, che si apre oggi a Verona e sino a domenica accoglierà - secondo le previsioni - almeno il 10% in più dei 145.000 visitatori dell'anno scorso. Storia, folclore, sport, ma anche business, visto che la popolazione equina del Paese (peraltro censita approssimativamente al di fuori dei settori più regolamentati) si aggira su 750.000 capi, dai purosangue ai puledri bradi. E se i primi valgono qualche milione di euro quelli avvicinabili dal grande pubblico hanno un cartellino attorno ai 2 o 3.000 euro, a volte anche meno. Un giro d’affari tutt’altro che trascurabile, su cui sono sempre di più a fare i conti: dai proprietari di agriturismi ai gestori di hotel di lusso, consci di come poter offrire ai loro clienti la possibilità di una cavalcata dia valore aggiunto all’azienda (circa un milione di persone l’anno sceglie questi luoghi di vacanza per cavalcare). Costi? Strutture e terreno a parte nemmeno eccessivi, se si calcola che per tenere a pensione un cavallo si spendono circa 500 euro al mese, a cui si aggiungono un centinaio di euro per la ferratura, da rinnovare ogni quaranta giorni, e le spese per le visite veterinarie. Un investimento che, soprattutto per un appassionato, vale la pena fare, anche considerando che oggi i bilanci aziendali possono essere aiutati ricavando energia dalle biomasse e utilizzando i terreni marginali, la cui gestione fa parte di un’area beneficiata dalle iniziative di sostegno dell’Unione europea. Questo perché la tendenza è di privilegiare l’allevamento semibrado (cavallo fuori tutto il giorno e in scuderia solo quando fa buio) più congeniale al carattere di questo animale e quindi garanzia di comportamenti più equilibrati, con conseguenti minori tempi - e costi - per la doma e il dressage. Oltre alla passeggiata, i concorsi e la corsa si aprono nuovi spazi: quello degli attacchi, ovvero la guida di calessi e carrozze, o quello del polo, che sta prendendo piede anche da noi. E ancora: lunghi viaggi in sella, con punti di sosta confortevoli per cavallo e cavaliere. Poi c’è l’horse watching, come nel Gennargentu in Sardegna, dove si va ad ammirare mandrie di cavalli ormai autoctoni e assolutamente bradi da oltre un secolo.

LA STAMPA

Pag. 29

Giro il mondo alla faccia della crisi

(Vincenzo Zaccagnino)

ROMA - In questi giorni di crisi finanziaria sono tempi duri anche per i grandi viaggiatori. Ma perché rinunciare a una vacanza quando si può spendere poco? Lo scrive un cameraman americano, Matt Gross, diventato famoso da quando il New York Times ha riservato ampio spazio ai suoi resoconti di viaggio, definendolo il «frugal traveler», il viaggiatore frugale. Ed è nato immediatamente un sito, nytimes.com/frugaltraveler, con un affollatissimo blog e dei divertenti filmati dell’autore. Ha pubblicato in settembre il suo Frugal Grand Tour e a metà ottobre è tornato sull’argomento scrivendo Frugal New York. In tredici settimane, partendo da Dover e arrivando a Edimburgo, il frugal traveler ha girovagato per sedici nazioni europee, spostandosi in aereo, treno, corriera, traghetto e con autostop. Tutto compreso il suo investimento non ha superato i 100 euro al giorno. L’itinerario seguito da Matt Gross, dopo aver lasciato l’Inghilterra in traghetto, prevedeva l’attraversamento della Francia con soste prolungate a Calais, Parigi e Muret ai piedi dei Pirenei. Successivamente una visita al Principato di Monaco e quindi in Italia, con soggiorno a Roma. A seguire Malta, Cipro, la Romania a Bucarest, la Lituania a Vilnius, la Polonia a Gdansk, la Germania a Berlino e l’Olanda ad Amsterdam. L’ultimo volo lo ha portato al capolinea di Edimburgo. In Francia e Italia ha usato il treno, per andare da Roma a Malta e poi a Cipro e Bucarest ha preso l’aereo, per proseguire con autobus nell’Europa dell’Est. Il blog è pieno di consigli per i futuri frugal traveler. Quelli forniti direttamente da Gross sono sintetizzati in sei punti fermi: pensa come i locali, renditi utile, lascia perdere l’Eurail-Pass, fai affidamento sulla gentilezza degli stranieri, ricordati che la frugalità è premiata con la generosità, ridi e finisci l’Europa. Ogni affermazione è supportata da esempi. Per vivere come i locali ha evitato gli alberghi frequentati dai turisti. A Parigi, dove è rimasto una settimana, ha affittato, tramite Internet, un appartamentino per 350 euro. Ha spesso cucinato in casa, andando a fare la spesa nei più economici fra i supermercati (Marchè D’Aligre e Franprix) e comprato dell’ottimo agnello per pochi euro nelle macellerie Halal nel quartiere scelto (10° Arrondissement) abitato da molti immigrati. Ha attraversato la città con le biciclette messe a disposizione gratis dal comune. Si è poi reso utile, andando a lavorare gratis in una fattoria sotto i Pirenei, in cambio di vitto e alloggio. L’ha trovata facendosi socio, con 15 euro di iscrizione al World Wide Opportunities on Organic Farms (www.wwoof.org), il programma internazionale per il lavoro volontario. A Montecarlo ha lavorato su un mega yacht, guadagnando 100 euro al giorno. Un amico gli aveva consigliato di rivolgersi ai comandanti delle barche più sfarzose. C’è sempre qualcuno che ha bisogno di un membro d’equipaggio, anche se inesperto. Ha trovato l’Eurail-Pass, la carta viaggio utilizzata sui treni francesi e italiani, eccessivamente costosa. Consiglia perciò di usare i voli low-cost, ormai diffusissimi o gli autobus della Eurolines che collegano 500 città Europee da Tallinn a Istanbul. Con una corsa notturna, come quella da lui citata da Vilnius a Gdansk, si dorme sulla poltrona del bus e si risparmia l’albergo. A Cipro, dove si è mosso solo con l’autostop, ha sperimentato la gentilezza di chi gli ha dato un passaggio e a Roma la generosità che premia la frugalità, frequentando piccole osterie di quartiere.

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag. 67

Aiuti, la Regione inizia dalle famiglie

(Maurizio Tropeano)

Il piano anti crisi coordinato dalla Regione Piemonte inizia a prendere forma. Due interventi saranno operativi a breve termine. Il primo: la Società di committenza regionale sottoscriverà un mutuo di 180 milioni per completare alcune opere pubbliche che rischiavano di essere bloccate per mancanza di liquidità. Altri 75 milioni saranno messi a disposizione nel 2009. In tutto si tratta di un pacchetto di 17 infrastrutture. Il secondo: Regione, Fondazione bancarie ed enti locali aumenteranno il fondo per l’aiuto all’affitto. Altre due misure di intervento saranno oggetto di un approfondimento per individuare gli strumenti più idonei. La prima punta a sostenere i consumi attraverso l’introduzione dello «sconto di Natale». Spiega la presidente Mercedes Bresso: «La Regione in accordo con le associazioni dei commercianti punta a garantire alle famiglie che acquistano beni di consumo prima dei saldi di ottenere una riduzione del prezzo». Il secondo intervento è rivolto alle famiglie in difficoltà che a causa della crisi si sono viste ridurre il loro reddito. Per ottenere da subito gli sconti sulle tariffe delle bollette, riduzioni legate ala dichiarazione Isee, dovrebbe bastare l’autocertificazione 8la proposta è del gruppo regionale di Prc) da parte del capo-famiglia. I controlli saranno effettuati a posteriori. Nei prossimi giorni i dettagli di questa manovra saranno discussi in una nuova riunione del comitato di indirizzo anti-crisi che si è insediato ieri. Oltre alla Regione il tavolo è composto dai vertici delle associazioni industriali, bancarie, commerciali e sindacali del Piemonte ed è stato allargato al sindaco di Torino e ai rappresentanti dell’associazioni dei comuni e della province piemontesi. La riunione del Comitato anti-crisi è servita per cercare di lanciare un messaggio meno pessimistico sulle conseguenze della crisi economica che sta investendo il Piemonte e Torino in particolare. La parola d’ordine che ha messo d’accordo istituzioni pubbliche e soggetti privati è stata quella di «evitare allarmismi» perché «il Piemonte resta una regione forte e tutti insieme possiamo uscire dalla crisi». L’idea è quella di creare una rete di intervento diretta sul mondo della produzione e una seconda di sostegno alle famiglie. Nel pomeriggio la Bresso ha incontrato i vertici delle fondazioni bancarie, il direttore della Caritas e il responsabile dell’ufficio del lavoro della diocesi per cercare di «capire quante sono le famiglie che hanno veramente bisogno di un sostegno economico a causa della crisi».

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag. 67

Specchio dei tempi

L’improvviso blocco degli euro 2 diesel

Una lettrice scrive:

«Scrivo riguardo all'accordo con cui il Comune di Torino e i comuni limitrofi hanno deciso che dal 12 gennaio gli euro 2 diesel non potranno più circolare per tutto il giorno. Vorrei sollevare una questione: i rappresentanti dei Comuni si sono accorti che con questa ordinanza penalizzeranno tutti gli euro 2 diesel immatricolati nel 1997? Infatti non potranno più circolare per tutto il giorno e non usufruiranno del contributo statale per un nuovo acquisto, perché limitato ai veicoli immatricolati prima dell’1 gennaio 1997».

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag. 70

"Finiti gli errori, adesso la posta sarà puntuale"

(Giulia Vola)

Non credono al caso, vogliono essere «i più bravi». Luca Palermo, 38 anni, amministratore delegato della divisione indirizzato di Tnt Post Italia, l'agenzia partner che consegna la posta in alcune zone di Torino - ma anche di Milano, Firenze e Roma, solo per citare le maggiori città - va al sodo: «Abbiamo già provveduto a sanare i disservizi dei giorni scorsi. In questa fase non possiamo permetterci errori». Raccolte le lamentele dei torinesi che da una settimana non vedono ombra di lettere e plichi nella buca, l'agenzia olandese leader nel mondo che l'anno scorso ha fatturato 11 miliardi di euro, è passata dalle parole ai fatti in meno di 24 ore.

Che cosa è successo a Torino?

«In primavera abbiamo vinto il bando, le Poste ci hanno assegnato 89 linee, noi abbiamo messo altrettanti furgoni e un centinaio di operatori, tra cui anche 30 assunti da Defendini che già operava nel territorio. L'Azienda di Stato ha formato il personale che ora sta facendo del suo meglio. All'inizio c'è sempre qualche problema: il servizio è entrato a pieno ritmo il 20 ottobre e siamo a Torino appena da un anno».

È il primo passo verso la scomparsa del postino in bici?

«Assolutamente no. Noi non ci sostituiamo alle Poste, anzi. Da una lato li affianchiamo, dall'altro li sfidiamo: sono i nostri partner e i nostri primi concorrenti. Per quanto riguarda il primo aspetto è molto semplice: ogni mattina gli 89 operatori salgono sui furgoni e vanno negli uffici postali, caricano i plichi, ricevono le indicazioni sul giro da fare e partono con le consegne della posta ordinaria, tranne in zona Tazzoli dove recapitano anche le raccomandate, circa 3200 al giorno. Per quanto riguarda la concorrenza, abbiamo aperto la sfida con Formula Certa, il servizio che si basa sulla tecnologia satellitare GPS per certificare luogo, data e ora di avvenuta consegna. Ebbene, a Torino sono arrivati 70 nuovi porta lettere in divisa arancione che in un anno, e solo in città, ne hanno già effettuate 600 mila, un milione contando anche l'hinterland».

Il 2011 e di conseguenza la liberalizzazione del servizio è alle porte. Che cosa cambierà per il cittadino?

«Basti questo: oggi, per spedire una lettera si pagano 60 centesimi per il monopolio di Stato. Domani, grazie alla competizione, si potrà scegliere l'agenzia più efficiente ed efficace. E poi ci sono le possibilità per le piccole e le medie imprese, il tessuto dell'economia del Paese, nel gestire il loro direct marketing, la pubblicità in buca che in Italia è un mercato da scoprire».

Quali sono i vostri prossimi investimenti su Torino?

«È un mercato molto interessante e molto difficile. Nell'aprile 2009 apriremo uno stabilimento in via Reiss Romoli, vicino a quello delle Poste, dove lavoreranno circa 200 persone. Inoltre stiamo aprendo un ufficio di 200 metri quadrati in via Madama Cristina. Abbiamo investito qualche milione di euro, stipulato contratti pluriennali per gli stabilimenti, e assunto nuovo personale. Uno dei nostri consulenti è un ex direttore della Defendini. Dobbiamo fare bene e meglio, vogliamo diventare i più bravi». L’inchiesta de La Stampa pubblicata l’altro ieri sui disservizi postali in alcune zone della città. Le più colpite risultavano Crocetta e Centro, con ritardi di una settimana nella consegna.

LA STAMPA Torino e Prov.

(4/11/2008)

Pag. 63

Fermo posta

(Giulia Vola)

C’è il postino che suona due volte e quello che per una settimana non si fa vedere. Non accade al cinema ma a Torino. E allora, se in via Reiss Romoli il citofono squilla al mattino e al pomeriggio, in altre 80 zone il silenzio regna sovrano. «Abbiamo chiesto come mai la posta ordinaria non arrivasse più - spiegano dallo studio legale dell’avvocato Roberto Bruzzo in corso Einaudi 5 - Ma abbiamo ricevuto risposte vaghe». E ancora: «Non ricevo nulla da più di una settimana» gli fa eco Pietro Faravelli, veterinario che ha lo studio al numero 15. Stesso discorso nel bar della zona: «Niente posta, di nessun tipo - racconta Irina de "Le Petit Boulevard" -. Ormai sono giorni che non vediamo postini». La spiegazione c'è e riguarda la gara d'appalto che si è aggiudicata la Tnt Traco per coprire 80 zone della città su 400 totali dopo un accordo stipulato un anno fa a Roma con il ministero delle Comunicazioni: «L'obiettivo era salvaguardare 2.500 posti di lavoro a rischio - spiega Antonio Sgroi di Poste Italiane - tra gli impiegati delle 70 agenzie partner che collaborano con le Poste da anni. E' normale - aggiunge scusandosi - che all’inizio si verifichino rallentamenti». Ritardi che qualche ignaro cittadino ha attribuito al postino in ferie o in maternità: «Mi hanno detto che è in vacanza - spiega Nicoletta Echaniz, residente in corso Einaudi - ma mi sembra strano che non abbiano trovato un sostituto». Non a torto, dal momento che chi imbuca c'è, ma è poco riconoscibile: «La gente è abituata a vedere lo stesso postino da anni - spiega Sgroi - per questo non notano i nuovi arrivati». Chiariti i motivi, restano i fastidi che, innanzitutto ricadono sulla testa di chi, ogni giorno, dovrebbe consegnare lettere e plichi e invece si ritrova con la sacca vuota e nel caos. «Senza contare gli insulti che ci prendiamo - dice una delle postine della Crocetta -. Le consegne date in appalto hanno implicato una riorganizzazione interna, con nuovi ripartitori che non conoscono il territorio e che devono stilare le tabelle per la distribuzione della posta con le vie e i nominativi dei residenti». Tanto per fare un esempio, la Crocetta dipende dalla posta di via Nizza 12: «Ora è tutto bloccato. Anche se uno dei residenti si rivolgesse all'ufficio competente, non è detto che riesca a ottenere la corrispondenza arretrata: nessuno ha ancora visto assegnarsi la nuova tabella». Il caos calmo ha colpito anche piazza Carlo Felice e Lagrange. «Ci sono molti uffici che hanno urgenza di avere la loro posta ordinaria» lamenta Antonia Garau, custode nello stabile di piazza Lagrange 1. Laura Capogrosso, segretaria dello studio di commercialisti Zucchetti è tra loro: «Molti clienti hanno la sede legale delle loro attività da noi. Se la situazione continua diventerà un problema». Emilio Chiriaco, 55 anni e un albergo in piazza Carlo Felice 35 è stufo: «Mi ha telefonato la Telecom dicendo che non avevo pagato bollette che non ho mai ricevuto. Il problema non è di oggi, va avanti da anni». Iacomino Carmine, custode di via Gramsci 10 ma portalettere dei 3 palazzi che si affacciano nel cortile, è un fiume in piena: «Al ritorno dalle ferie ho trovato 2 sacchi di posta arretrata da consegnare: in un mese hanno cambiato almeno 5 postini e ora anche ditta. Prima che i nuovi arrivati prendano il giro ci vorranno mesi e noi ne pagheremo le conseguenze». Le Poste assicurano che il disguido sta rientrando e mostrano il loro fiore all'occhiello: il postino che suona due volte. «Se la sperimentazione in via Reiss Romoli andrà bene - conclude Sgroi- la estenderemo».

Help Consumatori.it

Cittadinanzattiva: bene Commissione inchiesta su errori medici. Si introduca conciliazione

Bene la Commissione d'inchiesta sugli errori medici ma no alla loro depenalizzazione. E si introduca la conciliazione nella Sanità. Questa la posizione espressa da Cittadinanzattiva nei confronti della decisione della Camera dei Deputati: l'Aula ha infatti approvato ieri la proposta di legge che istituisce una Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi regionali. "Siamo soddisfatti del varo della Commissione di inchiesta sugli errori medici. Una iniziativa che ci vede d'accordo perché può lavorare nell'interesse dei cittadini e migliorare la qualità del servizio sanitario": è quanto afferma Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva. "Ci chiediamo però come questo possa essere conciliato con un progetto di legge sulla depenalizzazione dei reati medici - continua Petrangolini - Se gli errori esistono, vanno studiati e prevenuti ma non si può eliminare la responsabilità di chi causa un danno ai cittadini. Modificare i profili di responsabilità civile e penale del solo personale medico attuerebbe una discriminazione nei confronti di tutti gli altri professionisti e degli altri delitti contro la persona, andando quindi a ledere il principio d'uguaglianza garantito dalla Costituzione. E tra l'altro, non costituisce la risposta più adeguata alle attuali criticità del sistema giustizia: in primo luogo occorre introdurre lo strumento della conciliazione in sanità, come abbiamo suggerito nel corso di una audizione al Senato".

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Sconto benzina, Regione Lombardia lancia proposta al Governo

Sconto benzina, la Regione Lombardia lancia una proposta al Governo per mantenerlo. Questi i punti principali: attribuire alla Lombardia una quota aggiuntiva di compartecipazione all'Iva per poter sopportare l'onore finanziario dei rimborsi per la vendita a prezzi ridotti della benzina nelle aree di confine con la Svizzera; adeguare lo sconto medio praticato alla pompa nelle stesse zone in modo da tenere il prezzo finale costantemente allineato a quello della Svizzera. L'iniziativa è stata presentata dal presidente della Regione, Roberto Formigoni, insieme all'assessore regionale alle Risorse, Finanze e Rapporti istituzionali, Romano Colozzi. Lo riferisce la Regione in una nota. Le misure presentate al Ministero dell'Economia mirano a consentire di mantenere in vita il provvedimento con cui a partire dall' 1 luglio 2000, in 244 Comuni delle province di Como (115), (93), Sondrio (33), Milano (2) e Brescia (1) sono stati garantiti sconti (0,18 e 0,10 euro a seconda della distanza dal confine) sulla vendita di benzina ai residenti possessori di una apposita Carta (circa 450.000 quelle attualmente attive) in 248 impianti di rifornimento. "Si rendono necessarie - ha speigato Formigoni - per garantire la prosecuzione di questo provvedimento, attualmente non più sostenibile da un punto di vista finanziario. Si stima infatti in oltre 20 milioni di euro per il 2009 il costo che Regione Lombardia dovrebbe sopportare interamente sul proprio bilancio per poter mantenere l'attuale sistema". "Il drastico calo dei rifornimenti di benzina - ha aggiunto l'assessore Colozzi - dovuto tra le altre cose al rafforzamento dell'euro, alla maggiore diffusione del gasolio, al minor consumo di benzina delle auto e agli sconti attuati anche oltre confine, ha avuto come conseguenza il fatto che questo provvedimento non è più in grado di autofinanziarsi". Il presidente della Regione Lombardia si è detto "molto fiducioso" in una risposta positiva da parte del Ministero delle Finanze. "La nostra - ha concluso Formigoni - è una proposta ragionevole che conviene a tutti: ai cittadini, ai gestori degli impianti di distribuzione del carburante e allo Stato"