24 novembre 2008

Rassegna stampa

Lunedì 24 novembre 2008

Indice

Quotidiani

La Repubblica – "Aiuti cash alle famiglie ma a rischio 400mila precari" – di Barbara Ardù – pag. 1

La Stampa – "Soldi in tasca alle famiglie più povere" – di Stefano Lepri – pag. 6

La Stampa – "Uno spettro si aggira per l’Italia: bollette bloccate per due anni" – di Luigi Grassia – pag. 32

La Stampa – "Nelle contrattazioni il 97,5% è solo carta e il 2,5% produzione" – di Gianluigi De Marchi – pag. 33

La Stampa – "I bond? Meglio se già sul mercato" – di Glauco Maggi – pag. 34

La Stampa – "Gas e luce, rimborsi di 20 euro per i ritardi e gli errori in bolletta" – di Vanni Cornero – pag. 28 (22/11/2008)

Internet

HelpConsumatori.it – "Panettone e cenone di Natale più cari. Indagine Codacons" –

HelpConsumatori.it – "Blue tongue, firmato accordo bilaterale Italia-Austria" –

HelpConsumatori.it – "Antitrust sanziona 13 società di telefonia: multe per 2,4 milioni di euro" –

 

La Repubblica

Pag. 1-6-7

Aiuti cash alle famiglie ma a rischio 400mila precari

(Barbara Ardù)

ROMA - Mentre il ministro del Welfare Sacconi annuncia che gli aiuti alle famiglie con reddito basso saranno in "cash, denaro fresco", e non quindi sotto forma di bonus fiscale, la Cgil lancia un nuovo allarme sul lavoro. Entro la fine dell´anno rischiano di rimanere a casa 400mila precari, dice il segretario confederale Fulvio Fammoni. E aggiunge: «Le misure sugli ammortizzatori che il governo si preparerebbe a varare, secondo le ipotesi finora circolate, sono insufficienti». Intanto la Cgil attende di vedere cosa annuncerà oggi il governo per decidere se confermare lo sciopero del 12 dicembre.I SERVIZI ALLE PAGINE 6 E 7

Precari, l´allarme della Cgil "A Natale a casa in 400mila"

Berlusconi: "Italiani, spendete". Sacconi: aiuti cash

ROMA - I primi a pagare il conto della crisi saranno i lavoratori più deboli, i precari. Entro la fine dell´anno, secondo i primi calcoli della Cgil, in quattrocentomila rischiano di restare a casa. Tanti sono infatti i contratti in scadenza al 31 dicembre e che probabilmente non verranno rinnovati. La stima è fatta su una platea di oltre tre milioni tra contratti a tempo determinato, a somministrazione e co.co.co. Il guaio, denuncia Fulvio Fammoni, segretario confederale di Corso Italia, è che gli ammortizzatori sociali che il governo vuole allargare anche ai lavoratori precari sono insufficienti e comunque arriveranno nel 2009, a giochi fatti per quelle migliaia di lavoratori cui scadrà il contratto a fine anno. Cifre, quelli del sindacato di Corso Italia, che il vice presidente della Commissione lavoro della Camera (Pdl), contesta. «Chi glielo ha detto alla Cgil - ha dichiarato Cazzola - che saranno 400 mila i lavoratori cosiddetti precari a perdere il posto nel solo settore privato?». Numeri a parte, il problema c´è e il sindacato attenderà una risposta nell´incontro che questa sera il governo avrà con le parti sociali per illustrare i provvedimenti anti-crisi, che dovrebbero essere varati dal Consiglio dei ministri di venerdì. Gli aiuti a famiglie e imprese varranno circa 4 miliardi di euro. Berlusconi ha parlato di riduzione dell´Irap, della detassazione degli straordinari e dei premi di produzione. Per le famiglie a basso reddito Maurizio Sacconi, ministro del Welfare, ha invece assicurato che il bonus (che dovrebbe rientrare in un range tra i 150-800 euro per i redditi fino a 20.000 euro), verrà versato cash e con tempestività. Un contributo che dovrebbe sommarsi agli sconti su alcune tariffe e al taglio degli acconti delle tasse all´Iva per cassa. Tramonta invece l´ipotesi della detassazione delle tredicesime perché costa dai 6 agli 8 miliardi, che non ci sono, taglia corto Sacconi, aggiungendo che le misure hanno «un vincolo di compatibilità» con la situazione della finanza pubblica, a partire dal debito, che secondo Berlusconi «nel 2011 sarà sotto il Pil». Ma il bonus «non sarà «un regalo di Natale», ha dichiarato Sacconi, perché andrà «a quegli italiani che hanno bisogni primari, che hanno perso il lavoro, così come alle famiglie con molti figli e ai pensionati soli». Agli altri italiani, quelli che forse se la passano meglio, si appella invece nuovamente il premier, invitandoli «a non cambiare le loro abitudini di vita e lo stile dei loro consumi». Perché solo loro, ha aggiunto, «possono determinare la profondità della crisi economica». Spendendo, insomma, come hanno sempre fatto. Di qui un nuovo invito a «ottimismo», «fiducia» e «speranza», in contrapposizione con il «pessimismo» della sinistra. Parole che lasciano stupefatta l´opposizione. «Ma si è accorto Berlusconi - attacca Oliviero Diliberto - che i consumatori non li hanno quei soldi?». E mentre Rosy Bindi parla di un Berlusconi «senza pudore», perché è assurdo «istigare le famiglie a consumare per combattere la crisi quando per colpa sua non hanno soldi da spendere», Pier Ferdinando Casini chiede al governo di mettere 7 miliardi sul tavolo a sostegno del reddito delle famiglie con figli. La Cgil comunque aspetta di vedere domani che cosa annuncerà il governo per confermare o meno lo sciopero del 12 dicembre. Sacconi si dice «convinto» che lo sciopero verrà revocato, ma per Fammoni se il pacchetto di interventi fiscali e per il lavoro sarà quello trapelato finora «restano confermate tutte le motivazioni dello sciopero».

LA STAMPA

Pag. 6

Soldi in tasca alle famiglie più povere

(Stefano Lepri)

ROMA - Stasera le misure anti-crisi del governo saranno sottoposte alle forze sociali. «Sono ottimista, sono convinto che alla fine la Cgil ritirerà lo sciopero» generale proclamato per il 12 dicembre, dice il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi. Ma la Cgil sembra di tutt’altra idea: «Se le misure sono quelle trapelate fino a questo momento le riteniamo insufficienti, dunque restano le motivazioni dello sciopero» ribatte il segretario confederale Cgil Fulvio Fammoni. Salvo una sorpresa dell’ultimo minuto, dovute a decisioni concordate con l’Europa, le misure che il governo presenterà a tutte le forze sociali stasera alle 19 sembrano proprio quelle fin qui trapelate. In particolare, per rilanciare i consumi ci sarà un intervento una tantum di 1-1,5 miliardi di euro concentrato sui più bisognosi; mentre a favore dei salari opererebbe soltanto la proroga della detassazione degli straordinari (forse ampliata, forse no).
Se sarà così, le tre grandi confederazioni sindacali torneranno a dividersi. Alla vigilia, si distinguono tre posizioni distinte. La Cisl sembra ben disposta verso un intervento concentrato sui più bisognosi. La Uil ha dubbi e vorrebbe un intervento più generale possibile sui salari. La Cgil, in più, respinge la logica dell’una tantum e chiede sgravi permanenti; obietta che si aiuterebbe soltanto «l’1,7% delle famiglie» secondo i calcoli del segretario confederale Agostino Megale. L’una tantum di Natale («in contanti» non attraverso sgravi fiscali, assicura Sacconi), dovrebbe avere misure variabili tra i 150 e i 750 euro; sarebbe diretta ai pensionati con una sola pensione bassa, e alle famiglie con molti figli sotto 20.000 euro annui di reddito. «Qui ci vuole meno propaganda e più sostanza - osserva il segretario confederale Uil Paolo Pirani - perché ad esempio è noto che in questo Paese le persone più bisognose si confondono facilmente con persone che dichiarano di essere bisognose, e sono invece evasori fiscali». Potrebbero dunque approfondirsi le fratture tra i sindacati. La Cisl non ha preso benissimo l’invito alla riconciliazione con la Cgil venuto da Walter Veltroni. Non basta dire che è il governo a voler dividere i sindacati, sostengono i collaboratori di Raffaele Bonanni; occorre anche che il Pd cerchi di trattenere la Cgil dalla sua «deriva antagonistica», il cui ultimo passo è stato respingere il nuovo contratto dell’artigianato. La sola misura che otterrebbe un consenso unanime dei sindacati (come pure delle opposizioni), ovvero una detassazione delle tredicesime, non ci sarà. Sacconi riconosce che il Pdl l’aveva promessa in campagna elettorale; ma «costa dai 6 agli 8 miliardi» cifra troppo alta se si vuole evitare che il debito pubblico accumulato torni a crescere. E’ vero che temporaneamente l’Europa permette di superare il 3% di deficit, «ma il vincolo del debito è molto più importante di quello del deficit». Nell’incontro di stasera si parlerà anche di cassa integrazione e di sveltire gli investimenti. Il governo aumenterà ancora, da 600 milioni di euro forse a 1 miliardo, le risorse disponibili nel 2009 per la cassa integrazione; prevederà che possa essere concessa anche ai precari con decisioni caso per caso. Alla Cgil non basta. La scelta degli investimenti in opere pubbliche su cui puntare è ancora in discussione con le Regioni; la Uil ne resta poco convinta, perché «di aprire subito i cantieri un altro governo Berlusconi ce lo promise nel 2001, e poi si è visto come è andata» dice Pirani. Alle imprese, pure presenti con le loro associazioni all’incontro di stasera a palazzo Chigi, è confermato un parziale sgravio dell’Irap. Verrà reso deducibile dall’Ires il 10-15% dell’Irap che grava sul costo del lavoro.

LA STAMPA

Pag. 32

Uno spettro si aggira per l’Italia: bollette bloccate per due anni

Disdire subito i contratti della luce, invece nel gas l’adeguamento richiederà molti mesi

(Luigi Grassia)

Uno spettro si aggira per l’Italia, lo spettro delle bollette dell’elettricità e del gas a prezzo bloccato per due anni. È un tipo di contratto pensato quando il prezzo del petrolio schizzava verso l’alto, perché il greggio fa da riferimento per tutte le fonti energetiche, quindi scegliere questa formula, diciamo, a gennaio 2008 metteva al riparo da ulteriori aumenti fino a gennaio 2010. Ma adesso che il vento è girato, adesso che il petrolio ha perso due terzi del suo costo (da quasi 150 dollari a meno di 50 in 4 mesi) e continua a scendere, che si fa? Il presidente dell’Autorità di settore, Alessandro Ortis, ha preannunciato tariffe dell’energia in forte calo nel 2009. Ma chi ha stipulato il contratto ai prezzi massimi (magari proprio nel luglio 2008, record storico sopra i 147 dollari) resterà fregato per due anni? La risposta è no, se sappiamo come muoverci non rischiamo di vederci passare la cornucopia dei prezzi bassi sotto gli occhi senza poterne approfittare, però la questione è più complicata di quanto sembri. Bisogna fare dei calcoli, non basta osservare la freccia del prezzo del petrolio che va su o giù. Cominciamo dall’opzione-fuga. L’ha predisposta l’Authority e consente a chiunque di gridare «fermate il mondo, voglio scendere» e liberarsi immediatamente dal cappio della bolletta biennale. In base alle disposizioni del Garante, chiunque voglia cambiare contratto può farlo, senza spese aggiuntive, comunicandolo per iscritto alla compagnia con un mese di anticipo. Quindi, scappare dalla bolletta a prezzo bloccato si può sempre fare. Ma per capire se conviene, bisogna tener presenti due variabili ulteriori: l’onda dei prezzi è lunga e ci mette dei mesi a trasferirsi dal petrolio all’elettricità e al gas, inoltre gli adeguamenti della luce e del metano avvengono a velocità diverse. Il garante Ortis ha previsto per il gas «un aumento pari a zero a gennaio» e invece per l’elettricità una cosa molto più allettante, cioè «una diminuzione di qualche punto percentuale». Dunque: se si ha una tariffa elettrica bloccata bisogna liberarsene subito per iscritto, già in questi ultimi giorni di novembre, in modo che a fine dicembre sia passato il mese minimo di preavviso e così quando, il 31 dicembre, l’Autorità annuncerà le nuove tariffe più basse, il cliente che ha cambiato contratto sia pronto per approfittarne. Invece per il gas non c’è fretta, le bollette vengono aggiornate in base ai prezzi del metano sul mercato internazionale nei nove mesi precedenti. Questo metodo garantisce una certa stabilità, attenuando e diluendo nel tempo i picchi di prezzo, sia in aumento che in diminuzione. Nel 2009 i risparmi per gli utenti del metano, a differenza di quelli dell’elettricità, saranno graduali, così graduali che (magari) il mercato farà in tempo a cambiare orientamento un’altra volta. Diverse compagnie allettano i clienti a firmare il contratto con loro offrendo sconti sul gas, ma lo fanno solo per chi sottoscrive la doppia fornitura elettricità-metano; il cliente deve verificare che questo non sia un problema, che non lo leghi a una tariffa della luce svantaggiosa e che non gli faccia perdere l’atteso calo delle bollette elettriche da gennaio 2009. La differenza nel calcolo dei prezzi di gas e luce c’è perché il metano viene acquistato dalle compagnie con contratti di lungo periodo, mentre per l’elettricità c’è una Borsa, ci sono gli acquisti «spot» e c’è l’Acquirente unico che compra l’energia all’ingrosso per le famiglie; l’aggiornamento viene fatto tenendo conto dell’andamento della Borsa elettrica e del consuntivo del costo di approvvigionamento dell’Acquirente unico nei mesi precedenti, ma anche delle previsioni sul prezzo del greggio nei tre mesi avvenire. In particolare la variabile delle previsioni può essere determinante. Perciò dall’Authority dicono che «quando a ottobre abbiamo rincarato la luce solo dello 0,8% mentre i prezzi del petrolio erano altissimi qualcuno ci ha accusato di voler fare un favore al governo, ma in realtà è stato perché noi prevedevamo che il petrolio sarebbe calato». Per le ragioni tecniche spiegate sopra, questo con il gas non si può fare. E la differenza si riflette anche sulle scelte che ci tocca compiere riguardo alle bollette.

LA STAMPA

Pag. 33

Nelle contrattazioni il 97,5% è solo carta e il 2,5% produzione

(Gianluigi De Marchi)

Cerchiamo di fare il punto della situazione esaminando le cose al di fuori di ogni emotività legata al trend parossistico dei mercati finanziari. Il motivo fondamentale che spiega quanto sta accadendo è sostanzialmente il crollo della piramide di carta messa in piedi da banchieri, consulenti finanziari, esperti di finanza creativa per moltiplicare all'infinito il denaro, farlo girare vorticosamente da un mercato all'altro, generare illusioni, immettere il risparmio nel tritacarne della speculazione mascherando i rischi. Come diceva un vecchio saggio: «La finanza è la scienza che consente di far passare di mano il denaro un numero di volte sufficiente per farlo scomparire». Sembra che avesse proprio ragione; e vediamo il perché con qualche fatto e qualche numero. Nella Borsa italiana (ma la situazione è uguale in tutti Paesi, in alcuni ancora peggiore) sono quotate 241 società; di queste, solo 109 appartengono al settore manifatturiero (quello che produce), mentre la maggioranza (132) rientra nell'ampio settore dei servizi primari o secondari. Il bello (anzi, il brutto…) è che la capitalizzazione complessiva di chi produce è di soli 144 miliardi di euro, mentre quella di chi lavora intorno a chi produce è di ben 570 miliardi di lire. Morale: il 45% delle società quotate, quelle che «fanno», rappresenta solo il 20% della capitalizzazione totale; e già questo fa riflettere, poiché appare evidente che in un teorico Pil nazionale misurato dalla Borsa solo un quinto è dato da beni e ben quattro quinti è dato da servizi (banche, assicurazioni, televisioni ecc.). Ma il listino azionario non esaurisce più, come una volta, il mercato finanziario borsistica. Infatti sono quotati 268 Etf (fondi trattabili come azioni che non producono nulla, ma investono in azioni), 1.580 certificates (certificati emessi da banche collegati al trend di azioni) e 2.224 covered warrant (i titoli della finanza creativa che consentono di scommettere su un titolo quotato, sia al rialzo che al ribasso). Fra l'altro sia i primi che i secondi sono legati in prevalenza al settore dei servizi. Insomma, la quasi la totalità di quello che oggi figura presente alla Borsa italiana è carta pura che poggia su altra carta che poggia su altra ancora, e solo un'infima minoranza rappresenta aziende che producono, danno lavoro, creano ricchezza. E allora tiriamo le somme: 109 società manifatturiere reggono sulle loro spalle qualcosa come 4.204 pezzi di carta, cioè ognuna ne genera almeno 40! Un effetto leva da brivido. Sotto un altro punto di vista (anch'esso da brivido) solo il 2,5% del listino complessivo rappresenta qualcosa di reale, il 97,5% è finanza pura. Se vogliamo che i mercati finanziari rappresentino (come si affannano a dire banchieri, politici, economisti, esperti) l'economia reale dobbiamo fare in modo che in Borsa si scambino solo titoli che esprimano questa benedetta economia reale. Un discorso rétro, fuori moda, da finanza del secolo scorso? Può darsi, ma è una delle strade da perseguire: si ridurranno enormemente i volumi delle contrattazioni spazzando via la speculazione più violenta (poco male, i "signori del denaro" si abitueranno a incassare meno commissioni) e si porterà sul mercato solo il risparmio vero che si trasformerà in investimenti veri, non in evanescenti giochi di prestidigitazione finanziaria.

LA STAMPA

Pag. 34

Il bond? Meglio se già sul mercato

(Glauco Maggi)

NEW YORK - I fondi obbligazionari continuano ad essere abbandonati dai risparmiatori, come dimostrano i volumi dei riscatti che hanno visto in ottobre le categorie degli obbligazionari perdere 12,2 miliardi, più della metà dell’esodo totale di 22,9 miliardi, tra i quali vanno contati anche 2,8 miliardi di fondi di liquidità. Il grosso dei disinvestimenti dai fondi finisce, per la parte destinata al reddito fisso, nei titoli di Stato, ma i risparmiatori sono anche attratti dalle obbligazioni delle società private, che in cambio di un rischio più elevato offrono un rendimento più alto. In questa fase sono soprattutto le banche, in grande bisogno di liquidità per la perdurante crisi del credito, a offrire bond alla clientela con sempre nuove emissioni. Ma che sul mercato secondario sia possibile spuntare rendimenti migliori di quelli offerti, a parità di durata e di rischio, anzi addirittura a parità di emittente, è un segreto ben conservato agli sportelli. Una ricerca dello Studio Analysis di Torino, che ha fornito a La Stampa un esempio dei dati che presenterà in un convegno la settimana entrante (27 novembre, ore 18, al Centro Studi San Carlo di Torino) sulle tutele finanziarie e legali nella attuale fase di crisi economica, mostra che si possono ottenere fino a due punti percentuali di interesse in più acquistando obbligazioni vecchie delle banche anziché sottoscrivere quelle di nuova emissione. «Poco tempo fa si è rivolto a noi un risparmiatore che dovendo investire una somma di una certa importanza voleva una nostra valutazione sulla proposta della Bnl di proprie obbligazioni a tasso variabile, in corso di emissione al prezzo di 100 e legate all'Euribor 3 mesi diminuito dello 0,15%», spiega Bruno Fanan, consulente indipendente di Studio Analysis. «Esaminando il mercato secondario abbiamo scoperto che, al prezzo di 97 anziché 100, era possibile comprare un’obbligazione Bnl, sempre a tasso variabile ma con un legame al tasso Euribor 3 mesi maggiorato dello 0,25%: un acquisto quindi doppiamente vantaggioso, per il prezzo e per il tasso». Da qui, l’idea di approfondire la ricerca, condotta a fine ottobre, con la individuazione di altri affari disponibili. «Nel caso dei due bond Bnl la differenza di rendimento effettivo annuo netto, in quel momento di mercato, era dell’1,90% tra il bond tasso variabile nuovo, 2008-2011 e il bond già sul mercato 2004-2011», continua Fanan. «Poi abbiamo scovato anche obbligazioni Intesa Sanpaolo a tasso variabile 2008-2010 che davano il 4,27% netto, contro emissioni della stessa banca 2007-2010, quotate 95, che davano il 6,94% con un rendimento effettivo netto maggiorato del 2,67%». Per chi investe 20 mila euro, una differenza di interesse netto annuo del 2% significa intascarsi in tre anni circa 1.200 euro in più, appunto il 2% all’anno. Altri esempi? Le obbligazioni Mps a tasso fisso 2008-2010, che danno il 3,89% netto, e le parallele Mps a tasso variabile 2005-2010, quotate 98, che danno il 5,95%: il vantaggio a prendere l’«usato», per così dire, sarebbe stato in questo caso del 2,06%. Oppure le Unicredito a tasso fisso 2008-2011 a 100 contro le Unicredito a tasso fisso 1999-2011, quotate 96, con una differenza di rendimento netto dell’1,44% a favore del bond già in circolazione rispetto a quello di nuovo collocamento. E ci sono pure delle Unicredito 2002-2012 (in questo caso si tratta di obbligazioni a tasso variabile e di tipo subordinato, quindi più a rischio) che offrono l’1,77% di rendimento effettivo netto annuo in più. Come possa esserci questo disallineamento dei prezzi, che è invece impensabile nel mercato dei titoli di Stato, è spiegabile con la crisi di liquidità del sistema e la maggiore illiquidità dei bond privati. Il mercato, considerando il premio di rischio dell'emittente, quota un prezzo più vicino al vero. Nei casi citati, esso è sempre risultato al di sotto del valore di 100, che è quello dell’emissione e del rimborso. Così, chi riesce a trovare un bond vecchio sostanzialmente uguale a quello nuovo, e a comprarlo con lo sconto, si assicura un ritorno superiore anche se debitore e scadenza sono gli stessi.

LA STAMPA

Pag. 28

Gas e luce, rimborsi di 20 euro per i ritardi e gli errori in bolletta

(Vanni Cornero)

TORINO - Chi sbaglia paga, ma se è in ritardo paga di più. Dopo treni e aerei la regola dell’indennizzo se non si rispettano tempi precisi si estende a luce e gas. Lo ha deciso l’Authority per l’energia, inserendo le nuove regole nel «Testo integrato della regolazione della qualità dei servizi di vendita», emanato per migliorare il livello di tutela dei consumatori e che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2009. Le regole puntano ad assicurare la massima tempestività nella gestione dei reclami e nella rettifica di ogni eventuale errore sulle fatture, prevedendo indennizzi automatici se le nuove norme non vengono rispettate. «Il rimborso - spiega una nota dell’Authority guidata da Alessandro Ortis - è di 20 euro e scatta se il venditore non risponde entro 40 giorni dal reclamo del cliente o se l’errore di doppia fatturazione non viene rettificato entro 20 giorni dalla richiesta, oppure se la rettifica della fatturazione non viene fatta entro 90 giorni dal momento in cui viene chiesta dal cliente». L'indennizzo potrà però essere corrisposto non più di una volta l'anno allo stesso cliente per lo stesso motivo, per evitare eventuali abusi nelle richieste di risarcimento. Il Testo prevede anche l’obbligo per il venditore di indicare la persona ed il riferimento organizzativo a cui rivolgersi dopo aver presentato il reclamo e impone che le risposte fornite al cliente siano adeguatamente motivate. Ci sarà inoltre un unico interlocutore, anche per i reclami di natura tecnica, sia per l'energia elettrica, sia per il gas e il venditore farà da tramite con il distributore, nel caso sia necessario, per semplificare le procedure al consumatore che reclama. Quest’ultimo passaggio è stato ritenuto opportuno in seguito alla separazione tra distributori e venditori che si è verificata con la liberalizzazione dei mercati. «Finalmente si può dire basta ai reclami senza risposta e alle bollette pazze che non vengono rettificate - commenta il Movimento difesa del cittadino - le innovazioni contenute nel provvedimento sono state fortemente volute dalle associazioni dei consumatori che in questi anni nel settore dell’energia e del gas hanno potuto rilevare gravi anomalie nella gestione dei reclami da parte delle aziende sia tramite gli irraggiungibili call center, sia a causa di risposte evasive ai reclami scritti». Sulla stessa linea Massimiliano Dona, segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, che mette in rilievo la necessità di regole certe nel caso di violazioni commesse dal fornitore. E anche per i telefoni c’è una novità: la Telecom il 18 novembre ha aggiornato la sua Carta dei servizi in vigore dal 2001, aggiungendo l’obbligo per la società di comunicare al cliente il momento esatto di ogni intervento di riparazione (entro le 48 ore dalla segnalazione) o di quello per l’installazione dell’apparecchio fisso (entro 10 giorni dalla richiesta). Se l’appuntamento non verrà rispettato scatterà un rimborso pari alla metà del canone quotidiano per ogni giorno di ritardo.

Help Consumatori.it

Panettone e cenone di Natale più cari. Indagine Codacons

Per questo Natale, comprare un panettone, anche se non di marca, potrà costare caro, cioè quasi l'8% in più rispetto al Natale 2007. E questo vale anche per altri prodotti tipici natalizi, soprattutto alimentari, che registrano rispetto allo scorso anno un incremento di prezzo notevole. E' quanto emerge da un'indagine condotta, come ogni anno, dal Codacons, che verifica i prezzi dei classici beni di Natale nelle principali città d'Italia. "Pandoro e panettone, così come gli altri prodotti alimentari classici del Natale, fanno registrare quest'anno sensibili incrementi dei listini - spiega il Presidente Codacons, Carlo Rienzi - mentre nel settore degli addobbi per la casa si registrano prezzi sostanzialmente stabili o in leggera salita rispetto lo scorso anno. Stabili anche i prezzi degli alberi di Natale. Ciò è dovuto soprattutto al calo degli acquisti di palline, candele, coccarde, ecc. registrato lo scorso anno - prosegue Rienzi - con le famiglie che tendono sempre più a tirare la cinghia rinunciando ai beni non indispensabili. Una siffatta situazione ha portato i commercianti a contenere gli aumenti in questo settore, per evitare ulteriori cadute dei consumi'. "Sensibili cali dei listini si registrano invece per i prodotti hi-tech, per i quali le continue novità introdotte sul mercato consentono una positiva riduzione dei prezzi - spiega Carlo Rienzi - mentre rialzi si registrano per giocattoli e prodotti di lusso, irrinunciabili a Natale. In particolare il mercato del lusso e quello dell'hi-tech saranno gli unici a registrare quest'anno un segno positivo sul fronte dei consumi. I rincari dell'intero settore alimentare - sostiene il Codacons - porteranno le famiglie a spendere per il classico cenone di Natale 20 - 30 euro in più rispetto allo scorso anno (a seconda della qualità e della quantità degli acquisti), per un totale complessivo di 180 - 190 euro a famiglia.

Help Consumatori.it

Blue tongue, firmato accordo bilaterale Italia - Austria

Accordo bilaterale con l'Austria per la blue tongue. I servizi veterinari italiani e quelli austriaci hanno infatti sottoscritto nei giorni scorsi un nuovo accordo per lo scambio di animali vivi sensibili alla Blue tongue dall'Austria e destinati alla filiera produttiva italiana. È quanto ha reso noto il Ministero della Salute, precisando che l'intesa prevede la possibilità di introdurre sul territorio nazionale bovini di età superiore ai 90 giorni, vaccinati e non per il sierotipo 8, nel periodo stagionalmente libero da insetti vettori in Italia, considerato a basso rischio di trasmissione della malattia. Il nuovo accordo siglato, che fa parte delle attività di salvaguardia delle attività produttive e della filiera agroalimentare, è stato rimodulato sulla base della normativa comunitaria e tenendo in considerazione le nuove evidenze epidemiologiche riscontrate sul territorio austriaco, area finora non interessata dalla malattia.

Help Consumatori.it

Antitrust sanziona 13 società di telefonia: multe per 2,4 milioni di euro

A centinaia di consumatori sono state addebitate chiamate satellinari internazionali e a numeri speciali mai effettuate, in gran parte dovute all'installazione automatica di "dialers" che alteravano le impostazioni della connessione internet impostate sul pc. Queste le segnalazioni alla base del nuovo provvedimento dell'Antitrust che ha sanzionato 13 società di telefonia per pratiche commerciali scorrette, per multe complessive pari a 2 milioni 430 mila euro. Alla luce del diverso ruolo svolto, informa l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, sono state sanzionate le societàTelecom Italia, Elsacom, CSINFO, Eutelia, Karupa, Teleunit, Voiceplus, Drin TV, AbcTrade, Telegest Italia, Aurora Uno, OT&T, Ivory Network Limited, che, "ciascuna con distinte responsabilità e diversi ruoli, hanno attuato pratiche commerciali scorrette nei confronti di moltissimi consumatori ai quali sono state addebitate chiamate satellitari internazionali e a numeri speciali non consapevolmente effettuate, con multe complessive per 2,430 milioni". I consumatori avevano lamentato già da fine 2007 addebiti nelle bollette legate a connessioni o chiamate verso numerazioni "satellitari internazionali" e "speciali di altri gestori" mai effettuate, in gran parte dovuti, secondo quanto risultato nel corso dell'istruttoria, al fenomeno dell'automatica installazione di "dialers" durante la navigazione in internet. In particolare, informa l'Antitrust, il "dialer" è uno speciale programma autoeseguibile che altera i parametri della connessione ad internet impostati sul computer dell'utente, agendo sul numero telefonico del collegamento e sostituendolo con un numero a pagamento maggiorato su prefissi internazionali satellitari o speciali. Nel corso del procedimento l'Antitrust era intervenuta con provvedimenti d'urgenza a tutela dei consumatori, per evitare distacchi della linea telefonica e fatturazioni in caso di contestazione, da parte dei consumatori, del traffico effettuato. Secondo l'Autorità le società Telecom, Elsacom, CSINFO, Eutelia, Karupa, Teleunit, Voiceplus, Drin TV, ABC Trade, Ivory Network, Telegest Italia, OT&T, Aurora Uno, fanno parte a diverso titolo e con diversi ruoli, della filiera relativa alla prestazione di servizi a sovrapprezzo. Per quanto riguarda il ruolo di Telecom Italia, informa l'Antitrust, questa "pur non avendo una diretta ed immediata responsabilità civile e contrattuale nei confronti dei consumatori nella determinazione del danno rilevante, ha posto in essere comportamenti contrari alla diligenza professionale". Per l'Antitrust "Telecom era infatti consapevole dell'esistenza di fenomeni di utilizzo indebito di numerazioni satellitari e speciali legati all'operare abusivo di dialers. In qualità di fornitore di servizi di comunicazione elettronica e dunque soggetto responsabile della rete, avrebbe dunque dovuto adottare misure volte a contenere i rischi rappresentati dall'indebita intrusione di dialers sugli apparati informatici degli utenti ad opera di soggetti terzi. La società non ha inoltre svolto alcuna adeguata attività di sensibilizzazione ed informazione degli utenti finali. Ha anzi sollecitato - continua l'Autorità - i pagamenti senza operare alcuna distinzione, minacciando il ricorso all'esecuzione coattiva con riferimento al traffico verso le numerazioni non geografiche, o giungendo al distacco delle linee con riferimento al traffico verso le numerazioni satellitari internazionali".

Di seguito le sanzioni deliberate:

- Telecom Italia: 325.000 euro

- Elsacom S.p.A.: 270.000 euro

- CSINFO S.p.A.: 255.000 euro

- Eutelia S.p.A.: 215.000 euro

- Karupa S.p.A.: 255.000 euro

- Voiceplus S.r.l.: 255.000 euro

- Teleunit S.p.A.: 180.000 euro

- Drin TV S.r.l.: 115.000 euro

- AbcTrade S.r.l.: 115.000 euro

- Telegest Italia S.r.l.: 115.000 euro

- OT&T S.r.l.: 115.000 euro

- Aurora Uno Sro: 115.000 euro

- Ivory Network Limited: 100.000 euro.